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Asia / Da Kunming Cina ad Hanoi Vietnam

28-10-06 Sono stati due giorni di continui spostamenti. Il primo tratto in autobus da Kunming, capoluogo dello Yunan, fino a He Kou sul confine cinese-vietnamita. Dieci ore a salire e scendere le verdi montagne e attraversando campi e campi coltivati. Interrotti da piccoli centri abitati e da fabbriche con fumi talmente densi da provocare in alcune zone la foschia. Una scenetta divertente mi è capitato di vederla all’entrata di una strada a pagamento. Non dico che è un’autostrada, perché nella maggior parte di queste non ho notato differenza tra il prima, il dopo e il durante il pedaggio. Il conducente del nostro autobus aveva appena preso il bigliettino al casello. Ha fatto pochi metri e ha rifermato l’autobus di fronte alla pattuglia addetta al controllo dei veicoli. E’ sceso per gli accertamenti di routine ed è subito risalito. Di fronte a noi, un poliziotto con fare arrogante sta discutendo animatamente con il conducente di un piccolo furgoncino. Continua per un po’ a brontolare con aria intimidatoria e l’indice puntato. Fino a quando si spalanca di colpo la porta del veicolo. Scende una inviperita giovane donna ed incomincia a spintonarlo con forza. In autobus tutti si mettono a ridere e a borbottare. Poco più in la gli altri agenti non muovono un solo dito in soccorso del collega “indifeso”, lasciandolo a subire imbarazzato. Una volta arrivati ad He Kou, dopo aver fatto un’ora di colonna a causa di un incidente tra due camion, decidiamo tra noi stranieri di prendere una stanza in hotel tutti assieme, così da risparmiare qualche yuan. Siamo in cinque due giapponesi, due svedesi ed io. Neanche il tempo di scendere e ci offrono vari alloggi. Stavo contrattando il costo della stanza in quanto mi sembrava esagerato, quando gli svedesi hanno accettato. Usciamo subito per cenare. Sono le nove di sera ed è più di un giorno che nessuno di noi fa un pasto decente. Si aggrega, come spesso succede un ragazzo del luogo, che ci vuole fare da guida a tutti i costi. Come da copione la “guida” sarà solamente un costo. Ci porta nella bettola/ristorante nella quale conduce abitualmente i polli da spennare tutte le sere. Qui consumiamo un pasto frugale alla modica cifra di una cena in un buon ristorante. Gli svedesi gettano il denaro sul tavolo e se ne vanno arrabbiati. Purtroppo siamo ad un centinaio di metri dal confine ed in quasi tutto il mondo questo ha un solo significato, una fregatura dietro l’altra. Il giorno dopo, parto assieme ai giapponesi. Una volta passata la dogana, il primo problema che dobbiamo risolvere è il cambio delle banconote che ci sono rimaste in moneta locale, dong vietnamiti. Mentre l’altro è trovare la stazione dei treni o degli autobus per proseguire il viaggio per Hanoi. Varie persone ci hanno proposto il cambio con una commissione media del 34% per strada. Nella banca vicina, molto più onesta, si accontenta solamente del 26%. Anche per il taxi, per andare alla stazione vogliono uno sproposito, così abbiamo deciso di andarci a piedi. C’è un vantaggio nel cercare la stazione dei treni è che i binari si vedono. Così basta seguirli e la stazione si trova con poca fatica. Per scrupolo chiedo, come faccio abitualmente, dove si trova la stazione ai passanti. Mi indicano dall’altra parte del ponte, in direzione del centro città. Sembra strano ma ci fidiamo. Appena al di là del ponte, troviamo un’altra banca. Entriamo e con piacere troviamo scritto chiaramente il cambio del giorno con commissione al 2%. Vale sempre la pena fare un po’ di strada dal confine per cambiare il denaro. Di solito, ma non in questo caso, gli abusivi per strada fanno le migliori proposte. Colgo la palla al balzo per chiedere alla gentile signorina che ci ha appena cambiato i soldi, la direzione per la stazione ferroviaria. E come si voleva dimostrare è nella direzione che stavamo seguendo poco prima, affianco ai binari. Riprendiamo la strada e in mezz’ora arriviamo in stazione. L’unico treno che parte è alle 10:30 al “folle costo” di 65.000 dong vietnamiti, 3€ circa, per percorrere i 300 km in appena 10 ore. Il vagone del treno ha le grate ai finestrini come in prigione e le panche in legno. Lungo il percorso, vedo solamente campi, bufali, qualche casa e i contadini che lavorano. Le uniche fabbriche sono quelle che cuociono i mattoni e non c'è nessun’ altra fonte di inquinamento. Uno spettacolo.
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