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Asia / Thailandia / Pai

02-12-06 Sono arrivato in questo paesino freak di 3.000 anime nel estremo nord della Thailandia. Alla sera quando si è animato il mercatino, mi è venuto subito alla mente El Bolson un analogo paesino nelle Ande della Patagonia Argentina. E come in quel posto tanto distante da dove mi trovo adesso, la parte più piacevole per la quale mi impegno a fondo è la degustazione di tutte le specialità che i banchetti propongono. Le similitudini o convergenze tra i popoli che non sono mai venuti al contatto, continuano. Qui ho trovato la stessa tortina rotonda fatta con l’uovo, cucinata con una piastra rotonda che forma la pasta a nido d’ape in cui poi ci mettono frutta o marmellata. Più avanti in un altro banco, la sorpresa delle sorprese. Le “chapolines”. Sono cavallette fritte che ho già mangiato a Puebla o Oaxaca in Messico, non ricordo bene. Quella volta o per le cavallette o per il formaggio fresco non pastorizzato, sta il fatto che facevamo la spola correndo tra la sala d’attesa della stazione degli autobus e il bagno più pulito che ho mai incontrato in tutti i miei viaggi. E questo simpatico aneddoto lo ricordo ancora molto bene. Questa volta penso di non ritentare la fortuna e dedicarmi ad altre sorprese. Continuando le convergenze culturali, anche gli abiti di alcune minoranze etniche ricordano quelli di alcune zone dell’America Latina, per i colori e anche per i disegni e facce. Alcune volte non so se mi trovo in Perù, in Bolivia oppure in Asia. Hanno lo stesso colore della pelle e anche gli stessi lineamenti. Tutti fattori che indicano una convergenza tra popoli agli antipodi. Che non hanno mai avuto a che fare tra di loro e se anche hanno avuto trascorsi differenti ad un certo punto sono arrivate a creare e a comportarsi nello stesso modo.

Oggi ho scelto di noleggiare una mountainbike, per perlustrare la zona attorno a Pai. Alla mattina presto c’è l’umidità della foresta che copre il cielo blu. Ma a metà mattinata il sole riesce a prevalere ed il cielo è di un blu intenso. Percorro un lungo tratto di strada, su e giù per le colline. Arrivo alla prima sosta, così mi riposo un po' a guardare un tempio buddista. Continuo il percorso che è un continuo saliscendi. Arrivo alla prima delle due mete principali. I campi degli elefanti, dove si possono noleggiare per fare un'escursione. A Pai propongono diversi trekking, con percorso a dorso di elefante e rafting su zattere di bambù. Bellissimo, il mio primo elefante. Non è libero, è incatenato con una pesante catena ed è in bella mostra lungo la strada. Ma la sensazione è forte quando lo tocco. Il pelo duro della proboscide e la pelle è morbida. Gli do da mangiare e lo osservo da vicino. Un bel bestione. Sarà alto due metri e mezzo. Poco più avanti ne trovo altri. Un cucciolo con la madre, che purtroppo è zoppa. Chiedo al proprietario e mi dice che è stato un incidente ma per camminare non ha problemi mi dice. Un altro, ha la proboscide bucata. Non sono poi ridotti tanto bene. Proseguo, devo trovare il villaggio dei Mong e dei Karen, che sono due delle svariate minoranze etniche presenti nella parte nord della Thailandia. Ho due cartine della zona. Il luogo è distante, le segnaletiche stradali sono poche, ma ci voglio andare. Prendo la prima strada dopo il ponte, proseguo per un po’. La strada asfaltata, diventa una strada sterrata da campi. Continue e ripide salite e vertiginose discese. Non so chi ha progettato le strade sulle montagne tailandesi, ma sono tutta una esse e le pendenze sono allucinanti. Arrivo al fiume e qui la strada finisce. Un contadino mi chiede dove voglio andare. Scopro che la strada è sbagliata e per arrivare al primo villaggio ci vogliono venticinque chilometri. No! Per oggi ho già dato. Non so, se ho più pedalato o spinto la bicicletta. I villaggi, li vedrò un altro giorno.
--> Mae Hong Son 1°
<-- Chiang Mai
 

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