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Sud America / Perù / Codiliera Orientale / Cuzco / Tambomachay, Pukapukara, Qenqo, Sacsayhuaman


06-03-04 Il pulmino sale e usciamo dalla città. Il paesaggio cambia, dal secco in stile boliviano, al verde d'alta quota, che definisco per l'intensità “verde peruviano”. La zona va dai 3.300 s.l.d.m. ai 4.000 metri di altitudine.
Mi faccio lasciare sulla strada nelle vicinanze di Tambomachay, qualche chilometro sopra Cuzco. Faccio timbrare il biglietto all'entrata e incomincio a salire per la piccola valle fino ad arrivare ai resti del Bagno del Re. Il piccolo sito appartato e tranquillo, stupisce in quanto dopo molti secoli l'impianto idraulico è ancora perfettamente funzionante. Altro che le costruzioni che costruiscono oggi che durano il tempo della garanzia. Risalgo un po' la montagna per avere una visione globale sul circondario. La risalgono anche un gruppetto di giovani peruviani, che armati di tende vanno per qualche giorno a vedere delle rovine che non sono nemmeno segnate sulla mappa.

Ridiscendo, Pukapukara non è distante. Da vicino non c'è poi molto da vedere. Questa fortezza è stata completamente distrutta. Hanno lasciato in piedi poche mura. La fortificazione è stata costruita in un punto strategico che domina la valle.

Qualche chilometro separa Pukapukara da Qenqo e sono tutti in discesa e su strada asfalta. Il percorso mi da il tempo per contemplare l'orizzonte. A Qenqo, che a prima vista sembra solo una enorme roccia nel bel mezzo di un piazzale, avvicinandomi noto che questa è completamente scolpita, con gradini, altari e troni. Probabilmente in questo luogo facevano sacrifici rituali ai loro dei.

Sacsayhuaman, già da molto distante stupisce la maestosità del sito. Le persone vicino alle mura dentate appaiono microscopiche e avvicinandomi tutto appare ancor più sproporzionato. Luoghi differenti caratterizzano l'area. In un lato appartato, una grande pietra è del tutto simile a quella di Qenqo. Più avanti una arena o piazza circolare. Le mura della fortezza dall'andamento zigzagante sovrastano e difendono la città di Cuzco, ai piedi delle quali lo stupore aumenta. Alcune rocce sono anche più alte di cinque metri. Chiaramente, all'epoca le hanno trasportate a mano non conoscendo la ruota. Le hanno incastrate una con l'altra in modo talmente preciso da non poterci passare un foglio di carta tra una roccia e l'altra. Non riesco a capire come i pochi spagnoli siano riusciti a distruggere una civiltà con milioni di persone, che possedevano strutture fortificate impressionanti, solide e impenetrabili come la roccia. Dalla fortezza che sovrasta e proteggeva Cuzco scendo per una stradina e in cinque minuti ritorno in centro città.
--> Pisaq
<-- Cuzco

 

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