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Sud America / Perù / Arequipa / Colca Canyon / L'Oasi

21-03-04 Prendiamo posto in una capanna fatta con pareti, tetto e brande di bambù. Ci preparino una pasto frugale. Su un focolare alquanto pittoresco nella spartana cucina e in una pentola nera come la pece, dove fanno bollire l'acqua per il riso, mentre in un altro tegame stanno preparando la salsa per condirlo. Dopo il pranzo eccezionale, facciamo una visita nei dintorni che mi fa apprezzare il luogo in cui ci troviamo. C'è una bella piscina ma la temperatura di oggi non è ideale per un bagno. Abbiamo occupato la capanna dove una cagna ha fatto la sua cuccia. Ma lei ci ha preso in simpatia tanto che ci segue ovunque noi andiamo. Nel tardo pomeriggio, una banda di galline fa razzia di tutto ciò che è rimasto sulle mensole della cucina, mentre il personale della struttura “alberghiera” in modo rassegnato tenta di scacciarle. Una giornata di riposo e dopo un bel sonno alle prime luci dell'alba partiamo per il tratto più impegnativo del percorso. La risalita dal fondo valle fino al paesino di Cabanaconde per riprendere l'autobus per ritornare ad Arequipa. Con un bel bottiglione d'acqua, e con un passo stranamente pesante, partiamo. Il sentiero, il giorno prima visto dalla parte opposta della valle appariva irto e impegnativo. Mentre oggi constatiamo che è largo e non particolarmente faticoso. Ma oggi non riesco proprio ad ingranare. Sono fiacco. Forse avendo portato la tenda per alcuni giorni mi ha stancato più di Sandro. Ma le cose non mi quadrano. Può essere che avendo mangiato e bevuto in modo approssimativo mi sono un po' debilitato. Comunque dobbiamo continuare il percorso. Alla fine scoprirò che sono state le uova della colazione. Incrociamo gente con i muli che vanno e vengono in continuazione carichi di merci di ogni genere. Le soste si fanno frequenti. Sono sempre più affaticato. Scruto l'orizzonte a caccia dei condor. In più di cinque mesi di permanenza in Sud America non ne ho visto nemmeno uno. A metà della risalita incrociamo il cronista della radio locale. Estrae un registratore portatile e incomincia a intervistarci. Fa le consuete domande di rito: da che paese provenite, perché viaggiate in Perù e via discorendo. Sandro gli descrivere le giornate che abbiamo trascorso qui al Colca. Gli racconta dei bei posti incontrati, dei sentieri mal messi e che ha intenzione di ritornarci altre volte. Quando è il mio turno incomincio a dirgli che i sentieri oltre che mal messi sono privi di segnalazioni e che nel tratto in cui siamo passati, abbiamo rischiato la vita più volte. Riprendiamo il percorso e finalmente con molta difficoltà arriviamo sulla sommità, dove si trova il paesino. Pranziamo a sacco e quindi ripartiamo con l'autobus che porta ad Arequipa. Quando l'autobus da Chivay incomincia a salire verso l'altopiano e il passo che arriva a 4.800 m.s.l.m., incomincio a sentirmi veramente male. Proprio nel punto più alto sono crollato. Ho aperto il finestrino e ho svuotato lo stomaco con dolori mai provati prima. Dopo continue richieste allo scorbutico autista da parte degli altri passeggeri il bus si ferma. Faccio due passi giusto per riprendere il fiato e ripartiamo. Una donna mi da una medicina per il saroche (mal di montagna). Alcuni passeggeri hanno anche litigato con l'autista perché si fermasse un po' di più ma niente da fare, non ne vuole sapere. Così continuiamo senza soste fino ad Arequipa.
--> Cile / San Pedro de Atacama
<-- Tra sentieri e cactus
 

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