• Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Asia / India / Uttar Pradesh / Varanasi

05-01-07 Il viaggio tra Calcutta e Varanasi è stato come andare al Polo Nord. Freddissimo. Tra una carrozza e l’altra del treno non ci sono neanche le porte e sulle giunzioni tra queste ci sono dei grandi squarci che lasciano entrare venti impetuosi. Varanasi è ciò che mi ero aspettato di vedere a Calcutta. Le “strade” dissestate sono quasi impercorribili. Uno sterminio di gente intasa la strada a piedi, in bici e in risciò scampanellando, in moto e in macchina strombazzando. Tanto da rendere utile, se non indispensabile, l’uso dei tappi per le orecchie. Le vacche indifferenti a tutto e a tutti girano tranquillamente e si coricano anche nel bel mezzo della trafficatissima strada. Continuando con l’elenco, tutti e dico tutti, uomini, donne e bambini pisciano e cagano dove gli pare. Lo stesso lo fanno in modo più consono i cani, le capre, le scimmie, le mucche sacre che vengono prese a bastonate e i bufali. In pratica ogni tratto calpestabile è un bel letamaio e non mi metto a descrivere gli odori. Oltre a ciò, c’è una grande quantità di alternativi freaketoni omologati. Lungo la riva del fiume sacro, il Gange, un camminamento costeggia i Ghat e i palazzi storici della città. Questi ultimi oscenamente rovinati da numerosi tabelloni pubblicitari dipinti, con gli indirizzi dei ristoranti e degli hotel. Nel Ghat principale c’è una continua processione di gente che va e che viene con grossi fasci di legna e salme abbellite da fiori da cremare. Come è ovvio pensare, cosa c’è di meglio che benedire la salma con “l’acqua” del fiume più sacro dell'India, perciò viene immersa nell’acqua prima di essere arsa e una volta incenerita ciò che ne rimane o che non viene mangiato dalle capre, viene gettato all’interno del fiume. Ai piedi dei Ghat, molti si purificano facendo il bagno nel fiume sacro. Alcuni lavano la biancheria che poi stendono per terra ad asciugare. Dei bambini recuperano lo sterco delle vacche, per essiccarlo e poi rivenderlo come combustibile. Nel Ghat principale, più che negli altri luoghi c’è un esubero di stressa anime. Qualsiasi pretesto è buono, per dirti che hai offeso la famiglia del morto e che se non vuoi andare in galera devi pagare una multa. Penso che alcuni ci siano caduti e abbiano effettivamente pagato, in quanto uno di questi mi ha stressato per un quarto d’ora, seguendomi ovunque e facendomi quasi alterare. Le bambine sono addette alla persecuzione del turista per vendergli le candele fiorite da accendere e far galleggiare lungo il fiume. I ragazzi mi propongono giri in barca, mentre altri cercano di vendermi coadiuvanti per facilitare la spiritualità individuale, diciamo. Ogni tanto si incontra un Sadhu. Alcuni sono vestiti in modo carnevalesco, mentre altri in modo più consono. Rari sono quelli che hanno preso scelte estreme, quali non portare alcun vestito e strascinarsi per terra o cose del genere. Partendo dal fatto che la spiritualità e in misticismo non mi hanno mai neanche sfiorato, vedo Varanasi come una meta turistica e sicuramente non spirituale. Mi sembra tutto fatto e tenuto in questo modo perché al turista gli piace la città ridotta in questa situazione. Tradotto è una trappola per turisti. Il lato positivo è che si vedono scene e situazioni che in altri posti semplicemente non esistono.
--> Agra e il Taj Mahal
<-- Calcutta
 

Viaggiando

Translate

English French German Italian Portuguese Russian Spanish