31-12-06 Come si può fare un ultimo dell’anno diverso? Io lo so. Si parte da Bangkok, si fa scalo a Dhaka per arrivare alla meta finale a Calcutta in tempo per “festeggiare l'ultimo dell'anno”. Essendo in Asia ormai sono abituato alle stramberie. Al Check-in, il pilota dell’aereo in persona viene a verificare il mio biglietto. Prende nota dei dati del bagaglio e di altri riferimenti. Mi fa presente che il bagaglio arriverà a Calcutta direttamente, mentre io una volta atterrato a Dhaka, la capitale del Bangladesh, devo recarmi all’ufficio della compagnia, per un motivo non meglio precisato. Siamo partiti alle 15:50 dal nuovissimo aeroporto di Bangkok, Thailandia. Per molto tempo, prima della partenza, ho pensato di essere l’unico che oggi prende questo volo in quanto non arrivava nessun altro passeggero. Partiamo in orario. L’aereo e praticamene vuoto, siamo una ventina in tutto. Al tramonto atterriamo a Dhaka. Prima dell’atterraggio ho potuto osservare l’immenso delta del Gange. Una distesa infinita di canali, acquitrini, campi coltivati e borghi di case. Smontato dall’aereo e salito sull’autobus che ci porta all’aereo stazione, 20 metri in tutto, mi ha impressionato la quantità di zanzare. Entro nell’aereoporto, vado nella zona al transito. Chiedo dove si trova l’ufficio della compagnia e il doganiere mi indica una catasta di banchi e sedie e facendomi capire che in quel posto non arriverà mai nessuno. Chiedo ad un altro doganiere. Mi dice di andare al secondo piano direttamente in ufficio e di fare il controllo doganale in senso contrario. Gli faccio presente che il visto per il Bangladesh non ce l’ho ma per lui non è un problema e mi invita ad andare. Passo le postazioni di controllo senza alcun problema, faccio altri dieci passi e due agenti mi fermano. Non posso passare. Mi fanno tornare indietro e una volta capito il mio problema si danno da fare per informare l’ufficio della compagnia. Rimango ad aspettare una mezza ora. Arriva un ometto. Gli spiego ciò che il pilota mi ha detto. E se ne va ad informasi sul da farsi. Dopo un’altra mezzora, poco prima del la partenza ritorna. E mi spiega che in qualche modo mi devono fare il Boarding Pass e recuperare il bagaglio che non si sa dove sia. Riparte e mi lascia ad aspettare. Passa un altro po’ di tempo e ritorna con un’altra persona. Mi rispiega il da farsi e riparte con il mio biglietto per farmi il Pass. Sto pensando già da un po’ che la notte dell’ultimo dell’anno me la passerò sulle sedie della zona in transito, ma qualche minuto prima dell’imbarco, sullo schermo degli orari segnano che il volo parte con un’ora e mezza di ritardo. Adesso forse il tempo per fare tutto ce l’hanno. A pochi minuti dal secondo imbarco ecco che finalmente ritornano con il biglietto e il Boarding Pass. Guardo lo schermo degli orari, il volo per Calcutta è segnato che ci si può imbarcare, ma è l’unico in cui non è riportato in numero del Gate. Vado alla ricerca a casaccio del Gate finché anche questo inconveniente viene risolto. Il volo è stato tranquillo e atterriamo senza alcun problema a Calcutta. L’ora è tarda ormai. Un gentile doganiere, mi fa presente che l’unico albergo vicino all’aeroporto ha chiuso da tempo. Così non mi resta che cercarne un altro. Esco dalla stazione e un nuvolo di tassisti mi accerchia. Incominciano con cifre impossibili. Io continuo a rifiutare e a camminare per una strada che mi ispira fiducia, alla ricerca di un albergo. Continuamente i conducenti dei taxi, delle moto e dei risciò a gruppi di una decina mi invitano a salire. Io continuo a camminare, gli altri continuano a chiedermi dove sto andando e io gli rispondo che non lo so dove sto andando. Fino a quando riesco a contrattare una cifra decente per il centro città e così salgo su un vecchio taxi giallo e partiamo. Per una ventina di minuti abbondanti, sfrecciamo a tuta velocità. Sorpassando camion e macchine. Mancando per poco i pedoni e cercando di non farci schiacciare dagli autobus. Alla fine, svoltando per una infinità di viuzze, mi ha effettivamente portato dove volevo, Sudder Street. La via dove si sono raggruppati gli Hotel economici per viaggiatori squattrinati. Come nel resto della città anche qui c’è un gran casino. Tutti che strombazzano. Macchine, carretti, moto e pedoni affollano la strada. Con poca fatica ho trovato un letto in “dormitori” nel Hotel Maria. Chiamarlo dormitorio è un tantino esagerato, una topaia rende più l’idea, ma è in stile con Calcutta per cui mi posso accontentare. Sono ormai le undici di sera e stanno gonfiando gli ultimi palloncini per la festa di capodanno ma non ci sarà perché alle undici i cancelli della bettola vengono chiusi e di festeggiamenti nemmeno l'ombra. Ma per oggi posso ritenermi soddisfatto.
Calcutta è un gran casino. Una infinità di taxi gialli, altrettanti autobus scassatissimi, molti risciò a trazione umana e alcuni motorizzati. I poveri senza tetto si incontrano ovunque e ogni mattina enormi camion caricano montagne di rifiuto ammassati sulle strade. La città è invasa da corvi e da cani randagi ma fortunatamente non sono aggressivi. Ciò nonostante l’idea che mi ero fatto di Calcutta era assai peggiore di quanto sia in realtà. Pensavo di trovare un formicaio di povera gente, tanto da rendermi difficile il camminare. Di trovare i Sadhu e le vacche sacre, ma non ne ho visto neanche uno. Credevo di vedere tutti gli uomini con il turbante in testa, invece ne ho visti pochi. Però c’è una grande comunità di mussulmani che non aspettavo di trovare e qui ho la fortuna di avere il minareto della moschea principale a poche centinaia di metri dal dormitorio, con relativa sveglia alle 5:30. La maggior parte delle donne sono vestite con il tradizionale abito indiano il sari, ma tutte con colori e tessuti differenti. Rendendo le vie della città un caleidoscopio. Andando a spasso per la città sono arrivato fino al tempio della dea Kali. Il casino che ho visto in così poco spazio è immaginabile. Un formicaio di persone, tutti a piedi scalzi, il pavimento insozzato di tutto e di più. In un angolo un piccolo capretto pronto per il sacrificio pomeridiano e sul luogo destinato ai sacrifici le persone che corrono a segnarsi con il sangue dell’animale sacrificato alla mattina. Al di fuori del tempio, venditori di colori, di fiori e di kit per le benedizioni hanno il loro bel da fare. Seconda meta, La casa di Madre Teresa di Calcutta che si trova nella parte più degradata della città. L’edificio è nuovo e perfettamente tenuto e pulito. Molto di più di ciò che ho visto, giustamente non si può neanche vedere per rispetto alla gente che soffre. --> Varanasi <-- Thailandia / Phuket
|