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Asia / Cina / Guangxi Zhuang / Xingping |
13-10-06 Ho raggiunto Xingping con un piccolo autobus di linea, come al solito i primi quattro o cinque chilometri li percorriamo a passo d’uomo. L’autista e la bigliettaia cercano continuamente altri clienti per la strada. Si ferma continuamente, suona il clacson come alla vittoria della Coppa del Mondo e chiede ad ogni singola persona, se va nella nostra direzione. Usciti dalla zona utile per acchiappare altri clienti, la marcia procede spedita. Attraversiamo una distesa di risaie che stanno ingiallendo, interrotte solamente da qualche collina. Zigzagando e strombazzando, superiamo motocarri carichi di ogni cosa e i ciclisti che occupano la carreggiata. Come scendo dallo scassato autobus a Xingping, un gruppo di donne tenta di procurarsi il “pollo quotidiano”, cioè io. Faccio l’indifferente, e proseguo verso alla gigantografia della mappa della zona. Una irriducibile mi sta alle calcagna e non mi lascia perdere. Mi da, durante il percorso, informazioni utili ma non richieste, mentre procediamo in direzione dell’imbarcadero. Mi molla dopo un paio di chilometri, una volta arrivati alle imbarcazioni, ma solo dopo ad una insistente richiesta di fare un giro in barca. Mi propone una cifra, ma rifiuto. Mi fa mille discorsi, la abbassa. Rifiuto nuovamente. La ribassa un’altra volta. Ma non sono interessato. E una volta finito il gelato che mi stava rinfrescando, sono ripartito lungo l’impolverata strada che costeggia il fiume. Il panorama sulle famose colline, che sono stato anche riprodotte sulle banconote da 20 Yuan (2 euro), è sicuramente insolito. Il fiume pullula di chiatte di bambù, ormeggiate. Per la strada numerosi bambini tornano da scuola e le donne e gli uomini rientrano dai campi. Vedo sopra il porticciolo, in alto sulla collina che gli è a strapiombo, una piccola costruzione. Da la su, sicuramente ci sarà un’ottima vista su tutto il circondario. In poco tempo trovo la partenza della scalinata. A fianco una mappa disegnata a tinte forti che traccia il percorso dei 1.159 gradini da fare per arrivare sulla sommità e al punto panoramico. La salita non è faticosa, ma l’umidità è tremenda e mi inonda continuamente il viso di sudore. Una volta arrivato in cima, mi godo il panorama della valle e del piccolo paesino di Xingping. La foschia limita la vista, ma rende il panorama veramente simile ai numerosi dipinti già visti. Di sotto le chiatte non partono più è pomeriggio inoltrato e dal paesino che sembra addormentato, arrivano forti le grida dei bambini che giocano nel cortile della scuola. Più in la, vedo chiaramente, che sull’area di parcheggio degli autobus stanno lavorando una distesa di riso. Ritornato sulle vie del paese, curiosando tra le merci dei venditori, cosa vedo? I famosissimi, ricercati, in via di estinzione e succulenti ratti del bambù. Hanno le dimensioni di una pantegana, dal lungo pelo che li fa sembrare a dei grossi maialini d’india e con una grossa e lunga coda pelata. Sposto l’occhio, ed affiancato, c’è un cesto mezzo pieno di serpenti nero verdastri. Non faccio tempo a mettere la mano sulla macchina fotografica che il venditore mi fa segno di non azzardarmi a fotografare. Ritornato a Yangshuo, un po’ in periferia, ritrovo i topolini arrostiti belli e croccanti sopra a un tavolo pronti per essere venduti. --> Ping An <-- Yangshuo
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