| Volo Venezia Pechino |
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12-09-06 Sono partito con un volo da Venezia per Pechino (Beijing). Nel momento che scrivo mi trovo a Vienna. Devono trascorrere in aeroporto 4 ore, per poi prendere l’aereo diretto per Beijing (Pechino). Si dice spesso, “chi ben incomincia è a metà dell’opera”. Forse qualche dubbio su questo viaggio dovrebbe venirmi all’ora. Il treno da Bassano del Grappa per Mestre, ad mio avviso aveva un freno bloccato. In carrozza c’era un forte odore di freni bruciati e un persistente fischio proveniva dalle ruote di destra del convoglio. Arrivato a Mestre sano e salvo, esco dalla stazione dei treni e faccio il biglietto per il bus navetta per l’aeroporto Marco Polo di Venezia. Trovo immediatamente l’autobus con la tabella Aeroporto, Mestre, ecc… Salgo e chiedo conferma ad un signore seduto al primo posto. “E’ questo l’autobus per l’aeroporto?” Il signor gentilmente e perentorio “Si!”. Partiamo. Per il tragitto passiamo dei cantieri stradali dove stanno rifacendo delle rotonde, così non svoltiamo per Venezia ma proseguiamo per Treviso. Ovvio! L’aeroporto non è mica in laguna! Proseguiamo, e i cartelli puntano sempre in direzione Treviso, i 17 minuti necessari per il tragitto, sono già passati. Vado dal conducente e gli chiedo: “Scusi, mi è venuto un dubbio. Ma quest’autobus, va all’aeroporto Marco Polo di Venezia?”. L’autista mi guarda, “Non hai letto c’è scritto Treviso sulla tabella”. Il mondo mi è crollato addosso. “Nooooo….. Si fermi! Mi faccia scende. Devo andare all’aeroporto di Venezia.” Sono sceso alla velocità della luce e nelle vicinanze di un semaforo ho chiesto a alcune persone un passaggio. Finché dopo pochi minuti, un ragazzo con una vecchia Y10 rossa, si è fermato e miracolosamente decide di portarmi quasi fino all’entrata dell’aeroporto. Anche lui è un viaggiatore e per lo più ha viaggiato a lungo in Cina e Indocina. Il tragitto è trascorso velocemente, parlando delle sue esperienze e dei miei programmi, fino ad arrivare all’aeroporto. Se a 100 chilometri da casa, sono in grado di sbagliare un’ autobus, figuriamoci in Cina. Che vergogna! Ho viaggiato per mezza America Latina senza alcun errore e a casa mia, quasi, quasi riesco a perdere l’aereo. Follia!. Forse sono troppo rilassato, ero convinto di volare con Australian Airlines finché al Check-In ho letto Vienna 15:15 Austrian Arrows. Adesso sono di fronte al Gate A4 ed aspetto il volo, almeno se non combino qualche altro casino, in Cina dovrei arrivarci. Alla prossima. Ancora incredulo, ma in Cina ci sono arrivato. Non ho dormito un secondo. Io sono piccolino, ma i posti erano proprio ravvicinati ed ho le ginocchia distrutte. Sbrigo le formalità alla dogana e come al solito sono immune ad ogni perquisizione. Ho una faccia rassicurante, anche se, lo zaino più grande, sembra il fagotto di un barbone, essendo imbustato in un sacco per la spazzatura e tenuto assieme con il nastro adesivo marrone, per proteggerlo dalla sporcizia. Prendo l’autobus, con un po’ di timore. Passiamo tra piazza Tiananmen e The Forbidden City (la Città Proibita) e così mi rilasso. Scendo dall’autobus un po’ più avanti. Contratto con un tassista il costo per portarmi all’Ostello, che si trova a qualche chilometro di distanza. Lui, spara alto. 10 Yuan. Io accetto. Andiamo al taxi, ma non è quello a cui era seduto di fronte, ma un altro più appartato e non regolare. Gira un po’ per trovare la via, passando per viuzze strette, incasinate ed affollate. Chiede più volte informazione finché arriviamo. Per magia la mia faccina da bravo bambino fa un ulteriore miracolo. I 10 Yuan del taxi sono divenuti 100 Yuan. Umm …, per dindirindina, pero! La moltiplicazione dei pani e la sottrazione dei denari, non male. Protesto vivamente, alterandomi solo un po’. Del resto la fregatura doveva arrivare prima o poi. Mi servirà di lezione. Alla fine pago e lo ringrazio dell’onesta. Passo alla Reception dell’Ostello, per registrami e prendo posto nella mia piazzola. Mi riposo per una mezza oretta, di più no! Anche se sono alquanto stanco. Esco e vado alla scoperta di Pechino. Non so come si possa descrivere questa viuzza in cui si trova l’ostello e che porta sulla direttrice principale per la Città Proibita e Temple of Heaven Park. Ma io ci provo. Per chi c’è stato, può immaginare di essere in Bolivia, facciamo per esempio a Potosi, città di minatori. Moltiplichiamo il casino, il disordine e la sporcizia di quella città che sta in uno degli stati più poveri del Mondo per il numero degli abitanti della Cina. Aggiungiamoci un odore nauseabondo, un misto tra fogna, carne in putrefazione e qualcosa di non meglio definito e dalla pungente acidità. Mettiamoci anche un milione di insegne per km lineare, palazzi fatiscenti appoggiati ad altri degni di nota, ed il risultato non ci va neanche lontanamente vicino. Ma questa e la prima impressione, c’è tutto il tempo per cambiare parere. Continuo la mia passeggiata fino ad arrivare all’inizio di piazza Tianamen. Qui due enormi palazzi rialzati uno di fronte all’altro, in stile imperiale cinese, mi danno il benvenuto. Rifletto sulla triste storia di piazza Tianamen, mi sembra di rivedere le immagini così tristemente famose. L’esercito con i carri armati che sopprime la protesta degli studenti nel sangue, ed è solo quello che la censura di stato si è fatto scappare. E’ già pomeriggio inoltrato e di gente in giro c’è né, ma non molta. Nella piazza è stato inglobato il mausoleo di Mao Zedong, dalle architetture rigide e imponenti, come per altro i palazzi che si trovano ai suoi lati. In fondo alla piazza l’entrata della Città Proibita. Il rosso mattone, ed il rosso vivo la fanno da padrone, ornati da decorazioni dorate, su sfondo verde e blu. Mentre sulla piazza di fronte, davanti al ritratto di Mao stanno preparando i festeggiamenti per il 1° di Ottobre, che è festa nazionale. Spicca per il colore e per la simbologia, la ricostruzione del Potala, il palazzo del Buddha a Lhasa nel Tibet. Di fianco la ricostruzione della diga più grande del mondo che stanno costruendo sul fiume Giallo. Per oggi sono troppo stanco. Da domani incomincia l’avventura. |
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