15-09-06 Oggi vado al Tempio del Lama che è il più grande tempio buddista al di fuori del Tibet. Un breve tratto a piedi e prendo la metropolitana. Fortunatamente i nomi delle fermate sono scritti anche in inglese, e per lo più quella del tempio ha anche l’aggiunta della scritta The Lama Temple. Così è tutto più facile. Otto fermate e poi scendo. Risalito in superficie, chiedo a una vecchietta, con il mio inglese alquanto approssimativo: Where is the Lama Temple?. Già è difficile che un cinese conosca l’inglese, che poi capisca come lo parlo io è quasi follia. Ma come potevo immaginarmi lei è addetta al parcheggio delle biciclette lungo il marciapiede. Così lei sta all’uscita della metro tutti i giorni, di conseguenza capisce subito cosa vuole quel tipo che gli sta di fronte e gli parla in modo incomprensibile. Gentilmente mi dice qualcosa, mette le mani giunte in segno di preghiera e poi mi indica la direzione giusta. Percorro un breve tratto del viale, che è pieno zeppo di negozietti che vendono incenso e statue del Buddha, entro in un cortile dove degli autobus parcheggiati mi indica l’entrata al tempio. Il biglietto d’entrata del monastero e un Compact-Disc, con la sua bella custodia di cartone con stampato il codice a barre per entrare nel centro spirituale. Tutto il mondo è paese. Dove c’è da fare dei soldi tutti si buttano. Ma spero che sia per il mantenimento di ciò che è rimasto del Tibet e la sua possibile autonomia. Entro. Lo stile è lo stesso della Città Proibita, tranne che le scritte in cinese sono state sostituite con gli ideogrammi, se lo sono, dalla scrittura tibetana. Stessi ornamenti, stessi colori e stesse forme, però i contenuti cambiano. Statue del Buddha e di demoni di ogni forma e dimensione si trovano in tutti gli edifici ed in ogni uno di essi, uno o più giovani monaci dalla testa rasata sorvegliano inutilmente sulla propensione del turista a fare foto che sono vietate, cioè tutte. Statue dorate e vestite con tessuti riccamente ricamati e sedute su troni rialzati da piedistalli in marmo intarsiato. Di fronte candelabri i fedeli offrono le loro offerte. Qualche mela, delle banane, alcune pesche, dei biscotti e dei dolcetti da SuperMarket. Entro in un altro palazzo, dove al centro della stanza e attorniato da un reticolo di panche, sereno un grande Buddha contempla forse questa epoca così priva di ogni valore. La stanza è forse la più particolare e bella del monastero. Più avanti un altro stanzone-museo, appoggiate alle mura perimetrali, le bacheche con delle statue d’oro del Buddha, di Shiva e Vishnù ed altri dei indù. Nel mezzo della stanza una piramide di marmo e nella cui sommità una statua di un monaco buddista. La mano sembra finta, la plastica è luccica. Mentre il viso sembra proprio di una persona in carne e ossa. Nell’ultima struttura, la più imponente, hanno collocato un’altra statua del Buddha in piedi alta almeno 15 metri. La luce fiocca rende l’atmosfera mistica se non si bada al continuo via vai di persone. Appena al di fuori del tempio, mi ritrovo nella zona degli Hutong, case basse con cortile interno tipiche della Cina che sta scomparendo, che sono state trasformate in negozi religiosi. Sul marciapiede alcuni uomini stanno giocando a dama o qualcosa del genere. Riprendo la metrò, per ritornare a Piazza Tianamen. L’andata è stata diretta e senza intoppi, mentre il ritorno, per qualche motivo che non riesco a comprendere, devo uscire e cambiare linea. Esco alla fermata dello scambio di metro, ma l’altra linea non c’è. Cerco informazioni per capire in quale direzione devo prendere per il centro, per tornare a piedi, ma non ne trovo. Altri occidentali, forse ingannati come me, prendono una direzione, così mi adeguo. Mi fermo in una banca a prelevare del denaro. Proseguo fino ad arrivare ad un’ altro tempio: The East Temple (Il Tempio dell’Est). Nel tempio, ci sono un milione o forse più di medagliette rosse, appese ovunque come segno votivo, dei piccoli obelischi pietra incisa e centinaia di statue di signori, plebei, mostri e condannati. Al di fuori chiedo consiglio sulla direzione il centro città a un gentile signore. Dopo alcuni chilometri, ormai nelle vicinanze di piazza Tianamen, in un parchetto alcuni anziani stanno scrivendo degli ideogrammi con un enorme pennello intriso d’acqua e sapone sulle mattonelle delle piazzette. Dall’altro lato gruppi di persone giocano a carte. Proseguendo in direzione dell'ostello, che dista ancora molti chilometri, prolungo il percorso per il parco a nord della Città Proibita. A mio parere è stato solo tempo perso. Sono arrivato fino alla sommità della collina, dove c’è una pagoda e da dove si dovrebbe vedere un bel panorama, peccato che il luogo è stato chiuso per restauri. Ritorno a fatica in ostello, le gambe mi fanno male e la schiena non è da meno. Domani una giornata di studio della lingua inglese e cinese che ne ho molto di bisogno e poi relax per le mie povere membra. --> Parco del Tempio del Paradiso <-- La Città Proibita
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