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Asia / Cina / Yunnan / Lijiang


23-10-06 Lijiang, si trova a nord ovest di Kunming a circa 10 ore di autobus. Fa parte dei tanti siti cinesi patrimonio dell’umanità e protetti dall’UNESCO. La città vecchia è un agglomerato di case basse che risalgono ad alcuni secoli a dietro. Oggi sono state completamente riadattate a negozi, hotel, ristoranti e bar. I turisti anche in questo periodo di bassa stagione sono moltissimi. Per il centro, passano di continuo vecchiette vestite con gli abiti tradizionali. Spesso portano sulla schiena una grande cesta di vimini. Nella piazza principale, altre anziane con vestiti più nuovi e lindi e dai colori appariscenti, intrattengono i turisti con balletti e musiche. Per le vie del borgo, le giovani dei locali sono anche esse con abiti provenienti dalla tradizione. Le guide, manco a dirlo portano un altro tipo d’abito con un variopinto e importante copricapo. Lungo le vie lastricate in pietra, numerosi corsi d’acqua con pesci multicolore completano il paesaggio. Costeggiando in direzione nord la roggia principale, arrivo al parco della Piscina del Dragone Nero. E’ caratterizzato da un laghetto in cui si rispecchiano una pagoda, un ponte ad arco e sullo sfondo un massiccio roccioso innevato. Sul pendio della montagna un dragone di 56 metri racchiude in se un tempio tibetano. Alla sera, come in tutti i luoghi di interesse, la città vecchia viene illuminata scenograficamente. Con luci di diversa colorazione, sui muri, sui tetti e tra gli alberi. Così da rendere ancor più accattivante la vista.
La mattina, dopo aver noleggiato una bicicletta che l’ostello non voleva neanche noleggiarmela in quanto è un vecchio modello, mi dirigo in direzione nord. Lasciatomi alle spalle Lijiang, mi ritrovo circondato finalmente da campi e montagne verdi. Di fronte il massiccio innevato che mi ricorda tanto le mie Dolomiti. Sui campi, i contadini stanno arando i piccoli appezzamenti con l’aratro trainato dalle mucche o dai bufali. Incrocio numerosi carri strabordanti di steli di granoturco, trainati da donne, uomini e più di rado da cavalli. Sui muri delle fattorie, costruite con mattoni di fango, file di pannocchie penzolano da ogni dove. Sulla strada asfaltata, due contadini hanno occupato mezza carreggiata con una distesa di piantine di fagiolini. L’uomo con un forcone le gira e rigira, per essiccarle e staccarne i fagioli dalla pianta. La donna raccoglie i fagioli e con un piatto in paglia li fa fluttuare nell’aria per togliere le impurità aiutata del vento. Poco più avanti delle altre vecchiette portano dal campo al ciglio della strada, enormi fasci secchi di fusti di mais. Sono piegate dall’età e dal duro lavoro di tanti anni nei piccoli appezzamenti di terreno. Veramente, sul lavoro la parità tra i sessi è totale qui in Cina. Non sono convinto che qui come altrove la parità ci debba essere. Per ovvie ragioni fisiche. In tutti i lavori logoranti fisicamente, come nell’edilizia, nella costruzione delle strade e nell’agricoltura, le donne fanno gli stessi lavori pesanti che fanno gli uomini. A volte, loro fanno quelli più faticosi, lasciando agli uomini lavori meno logoranti.
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