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Asia / Cina / Hebei / La grande muraglia cinese, Simatai

18-09-06 Ore 5:40 sveglia. Mi sta aspettando la Grande Muraglia Cinese (the Greatwall ). Ho deciso di visitarla con un tour organizzato ma di solito le escursioni le faccio per conto mio. Da bravo pidocchioso ho optato per la visita che costa di meno, 150 Yuan (RMB), compreso il biglietto d’entrata alla muraglia di Samatai. Tre ore di viaggio in direzione nord ed arriviamo all’entrata. Appena sceso dall'autobus, entro per primo con il biglietto in mano e l’autista mi dice che quello è il biglietto per Samatai. Bella forza lo sapevo, c’è anche scritto, ma qui ci vuole un altro biglietto, e pronuncia un nome irripetibile, puntando il dito verso la biglietteria.
Come spesso accade è necessario acquistare due o più biglietti per visitare un sito, ormai ho imparato. Entro e dopo qualche centinaio di metri dall’entrata una cabinovia porta in quota. Mi presento davanti mostro il biglietto, ma ne occorrerebbe un altro. Non c’è problema! Me la faccio a piedi. Alcuni visitatori accorciano il tragitto scegliendo quello più corto, io invece scelgo la più lungo, come è ovvio! Durante il percorso, si appiccica come una piattola una gentile cinese, ma ovviamente alla fine vorrà vendermi qualcosa e gli ho già detto che non ho soldi. La muraglia è tenuta bene. Di fronte a me vedo un lungo serpentone che in cresta alle montagne corre zigzagando fino a perdita d’occhio. Ogni mezzo chilometro una torretta di guardia, una volta erano piene di soldati, mentre oggi sono colme di venditori di acqua fresca, magliette, foto e chi sa cos’altro. Il paesaggio attorno è notevole. Tutto attorno ci sono solo che verdi montagne. Il casino, il cemento e l’inquinamento di Beijing ( Pechino) è lontano. La giornata è calda, il cielo è timidamente celeste ma il sole picchia duro. Fotografo e cammino, cammino e fotografo. Risalgo un costone, poi lo ridiscendo e ancora su e di nuovo giù. Finché mi viene il dubbio sull’orario di ritorno. Per essere più tranquillo ritorno in dietro fino ad incontrare altri partecipanti al tour. Una volta raggiunti mi confermano l’orario che ricordavo. Così giro i tacchi e riprendo a percorrere la muraglia. Una vecchietta mi ha fatto capire che Samatai dovevo raggiungerla percorrendo la muraglia. No! Panico. La cosa migliore è ritornare indietro e richiedere ai compagni di bus, se effettivamente loro avevano capito che dovevamo percorrere tutto il tragitto fino a Samatai. Avevo appena fatto il tratto più faticoso, ripido e malmesso. Ritorno giù quasi di corsa. Ripercorro un lungo tratto della muraglia e quindi ritrovo nuovamente il vecchietto e il giovane israeliano. Purtroppo mi hanno confermato che dovevamo percorrerla tutta. Già stanco, per i continui avanti e indietro, su e giù e scalini a non finire, mi rivolto nuovamente e riparto con passo più che spedito. La muraglia dalle ottime condizioni è diventata un percorso accidentato. Pieno di buche, pezzi franati e parti pericolanti. Il punto da cui siamo partiti ormai è molto distante e vedo che anche la zona d’arrivo lo è altrettanto se non di più. L’acqua ormai scarseggia e il sole incomincia a bruciami il collo, la faccia e le braccia. Abbondo ancora con la crema solare protettiva. Ogni quattro o cinque torrette c’è qualcuno che controlla se ho il biglietto. Più in la arriviamo sulla muraglia di Simatai e cambia di biglietto per proseguire. Ormai le salite sono ancora poche. L'acqua ne è rimasta ben poca e la fatica si fa sentire. Arrivato allo scollinamento, posso osservare bene la muraglia che mi è stata di fronte tutto il giorno. E' ancora più impegnativa del tratto che ho fatto oggi e si vede che in alcuni punti segue perfettamente dei piccoli strapiombi come le merlettature delle mura. Incomincia la discesa. Ormai voglio solo arrivare per poter riposare. In alcune parti è ridotta veramente male. Poco più in giù ne hanno sbancato una cinquantina di metri e un gruppo di operai la sta ricostruendo. Nella torretta a loro più vicina sono state preparate alla bene meglio dei letti con degli stracci per terra. Ho visto in più luoghi che gli operai dormono sul posto di lavoro. Vicino a piazza Tianamen, stanno sistemando un sottopassaggio, nel quale sono ricavate delle stanzette e in queste gli operai vi dormono. L’ultimo tratto in discesa è perfettamente sistemato, sotto di me vedo un ponte sospeso su un fiumiciattolo ed una strada. Ma non vedo nessun autobus. Arrivato in fondo valle attraverso il ponte. Sotto, un fiumiciattolo riempie un invaso artificiale. Al di la del ponte, un altro controllore mi chiede il biglietto, gli faccio vedere quello di Samanai. Invece devo pagare altri 5 Yuan per aver passato il ponte. Non ho voglia di litigare pago e passo. Risalito per alcune centinaia di metri sull'altro costone incontro la strada, dove una gentile vecchietta a cui avevo dato il vuoto della bottiglia d’acqua, mi indica la direzione dove si trova l’autobus. Infondo, infondo, distane, scorgo l’insegna dell’Hostelling International. Proseguo con passo stanco, bevendo avidamente due bottiglie d’acqua fresca appena acquistate. Oggi ho fatto più fatica che aver percorso l’Isla del Sole in Bolivia che si trova sul lago Titicaca a 3.200 metri d’altezza. Anche quel percorso Inka è stato costruito sulla cresta delle colline e senza un riparo per il sole. In più mi sembra di aver percorso in contemporanea la Calà del Sasso che sale da Valstagna per arrivare dopo migliaia e migliaia di gradini in Altopiano di Asiago. Sarà anche perché il percorso l’ho fatto a velocità sostenuta e per lunghi tratti l’ho ripercorso più volte alla ricerca di informazioni a me non chiare.
--> Palazzo estivo
<-- Parco del Tempio del Paradiso
 

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