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Asia / Cina / Xiamen / Isola di Gulang Yu

02-10-06 Alle 13:19, con 17 minuti di ritardo partiamo. In Italia qualcuno direbbe, “Come mai partiamo così presto”, mentre qui in Cina mi hanno detto che sulla puntualità ci tengono molto. Questa volta non ho preso un letto di lusso, ma la versione economica. Oltre che nella pulizia, cambia anche nel numero di occupanti per stanzetta, che passa da 4 a 6. La differenza più rilevante è che le cabine non si possono chiudere. Ma neanche questo è un problema. Ho viaggiato in condizioni incomparabilmente più gravose di questa. I venditori di minestre inscatolati e di ali di pollo in salsa di soia passano a cadenza svizzera, elencando ad ogni passo le loro leccornie. Le hostess hanno il loro bel da fare, tra recuperare tutti i biglietti e sostituirli con delle tessere numerate. Verificare, chi debba scendere e riconsegnargli il biglietto originale e tenere in modo abbastanza decente il vagone. Arriva la notte e ormai ho capito perché, per un tratto non così lungo ci vogliono 24 ore e incomincio a sospettare che ce ne vorranno anche di più. Ad ogni stazione ci fermiamo e spesso anche tra una stazione e l’altra, per far passare i treni merci. Questi, da quello che ho capito hanno la precedenza sulle persone. Con la notte accendono le luci e anche gli auto parlanti, che emettono musica gradevole ma ad un volume troppo elevato. Incominciano con la processione. Tutti con le scatole di minestra in mano che si dirigono verso il bollitore della carrozza. Una volta riempito il contenitore, con acqua bollente, ritornano al loro posto e aspettano 5 minuti pazientemente. Quando incominciano a mangiarla, incomincia la sinfonia dei rumori. Per noi sono comportamenti maleducati per loro sono normali, ma alla lunga infastidiscono. Non ne sono ancora assuefatto. Qua e la tuonano rutti soddisfatti. E se come normalmente accade ti viene da sputare, lo fai sul pavimento della carrozza ma stando attento di passarci sopra il piede, perché non è una cosa poi molto bella neanche per loro. E questi continuano in questo modo ad oltranza, fino ad un attimo prima di coricarsi per dormire. La notte, con i miei inseparabili amici, i tappi per le orecchie, passa comoda e insonorizzata. Solo il freddo polare mi sveglia. Alla mattina di buon ora rincominciano con le minestre di pollo inscatolate e tutto il rituale che le accompagna. Fuori vedo finalmente il paesaggio cambiato. Piccole e grandi risaie si estendono fino ai piedi dei colli e i contadini con i capelli di foglie di palma li stanno lavorando. Ma continuiamo a fermarci, tra una stazione e l’altra. In una trentina di chilometri ci siamo fermati tre volte per far passare 5 treni merci e per ogni sosta abbiamo perso una decina di minuti. Neanche a dire che la sensazione che arrivassimo in ritardo era corretta. Per un totale di 26 ore e 10 minuti. Fino ad oggi è il viaggio più noioso mai fatto. Mentre in un’altro viaggio che ha occorso le stesse ore, da Santa Cruz in Bolivia fino al confine brasiliano nelle vicinanze di Corumbà, rimarrà vivo nei miei ricordi, sicuramente no per essere stato noioso. A bordo di uno scuolabus, quelli che si vedono nei film americani degli anni 60 delle scuole elementari, con sedie strette e in legno. In quella occasione abbiamo attraversando la pianura in mezzo a una diluvio d’acqua che entrava anche dai finestrini e a un fiume di fango che ci faceva da strada. Abbiamo guadando fiumiciattoli e forando per la bellezza di tre volte. Ritornando in Cina, fuori dalla stazione prendo un taxi per il ferryboat. Arrivo all’ostello in cui ho prenotato, sull’isola di fronte alla città di Xiamen. Qui, mi dicono che loro non hanno nessuna prenotazione a mio nome. Sembrerà strano ma me lo aspettavo. L’ho prenotato tramite un sito internet, che non fa parte di Youth Hostelling International. Perché tramite loro non c’era la possibilità di farlo. Avendo già acquistato il biglietto del treno ed essendoci di mezzo la settimana della festa nazionale del 1° Ottobre e sapendo che in questo periodo è tutto esaurito ovunque, ho rischiato lo stesso. La gentile e avvenente signorina della reception, che sembrerà impossibile parla l’inglese peggio me, mi dice: “mi dispiace, noi non facciamo prenotazioni tramite internet” ed io ribatto: “ma io ho la vostra prenotazione, hai il collegamento a internet qui?”. Così mi collego e gli faccio leggere che effettivamente avevo la prenotazione. Mi dice che l’ostello è tutto pieno. Se voglio dormire in tenda, ma io non ho la tenda. Dopo un po’ e porgendomi mille scuse sull’accaduto, mi fa accomodare in una bella stanza spaziosa assieme ad altre otto persone in dormitorio, come avevo prenotato.

Missione impossibile? Ho da acquistare il biglietto dell’autobus per Hong Kong. Ritornato sulla terra ferma, una passeggiata di qualche chilometro mi sgranchisce le gambe. Una volta in stazione e passato il solito controllo dello zainetto ai Raggi X, mi presento ad un sportello. Vari cinesi, come capita sempre mi passano da vanti. Gli pongo la mia richiesta per acquistare il biglietto per Hong Kong per la sera del giorno 7 Ottobre, in un inglese comprensibile se non corretto e questa va in panico. Chiama una sua collega, gli ripeto la domanda ma non capisce. Mi richiede di scriverla e in questo modo sono riuscito a fare il biglietto per Hong Kong. Almeno credo. E' quello che pensavano anche i due fratelli svizzeri che ho conosciuto in ostello i quali chiedendomi “Hai preso il biglietto per Hong Kong” la mia risposta è stata “Penso di si” mostrandogli il biglietto scritto tutto in cinese e facendogli capire, se ci capite qualche cosa voi…. Immediatamente si allarmano. Partono con lo stesso autobus questa sera e fanno subito quello che avrei fatto io non appena appoggiato lo zaino in stanza. Chiede conferma alla reception. Anche questa volta, un bel po’ di tempo per fargli capire cosa volevamo sapere finché abbiamo deciso che il biglietto è effetivamente per Hong Kong e va bene così.


L’isola di fronte a Xiamen, Gulang Yu, è un piccolo angolo del Caribe. Per il clima, la vegetazione tropicale e le case coloniali in stile europeo, se non si fa molto caso alle insegne scritto con ideogrammi cinesi ovviamente. Si potrebbe veramente credere di essere in una colonia Anglo-Francese delle Antille. Ad arricchirla, una enorme statua è stata posta sopra ad una roccia che guarda la città di Xiamen. Dall’altro lato della piccola isola un massiccio roccioso in stile Pan di Zucchero di Rio de Janeiro è diventato l’attrazione principale. Altre pietre simili, ma ben più piccole, si trovano in vari punti della costa, ma guardando un po’ meglio si può notare che la maggior parte di esse sono fatte in cemento. Ben lavorato e di colore molto simile alle rocce autentiche che gli stanno vicino, ma rimangono finte. Parlando con una ragazza qualche settimana fa, mi diceva che se i cinesi pensano che una cosa possa piacere, la fanno. Hanno visto che le pietre piacciono e ne hanno fabbricate un po’ ovunque. Ma di questo ho avuto il sentore già da Pechino. Non riuscivo a capire, o forse si, se la Città Proibita è stata restaurata o rifatta, come la Muraglia Cinese e come le case coloniali di questa isola. Con una passeggiata di qualche ora camminando lungo la costa si percorre tutta l’isola. Macchine strombazzanti non c’è n’è sono, semafori e strisce pedonali da rispettare nemmeno l’ombra, l’unica seccatura sono le macchinine elettriche che fanno in gran parte lo stesso percorso che sto facendo a piedi e scarrozzano i turisti più pigri. I cinesi stacanovisti fino a poco tempo fa, sono passati tutti d’un botto da non fare mai le ferie al turismo di massa, ed hanno già incominciato con le vacanze balneari. Due piccole spiagge di sabbia sono affollate di gente che cerca di prendere meno sole possibile, proteggendosi con una foresta fittissima di ombrelloni. Mentre in mare le barche coloratissime dei pescatori continuano a partire per le battute di pesca e ritornano carichi di granchi, gamberi, razze, murene e qualsiasi altra cosa commestibile. In ogni ristorante, li ritrovi immersi in grandi bacinelle piene d'acqua e vivi. Prima scegli ciò che vuoi mangiare, lo prendono e poi incomincia l’estenuante trattativa sul prezzo e quindi, una volta contrattato te lo cuociono e buon appetito.
--> Hong Kong
<-- Hangzhou
 

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