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Asia / Cina / Hong Kong

07-10-06 Sono sulla porta, ho appena messo nel vano bagagli lo zaino con il suo fido compagno di viaggio, il sacco delle immondizie che lo protegge dallo sporco. Come metto il primo piede all’interno sento un’ondata di freddo polare incredibile. Avevo già preparato una camicia, un maglioncino e l’impermeabile per l’occasione. Faccio un altro passo e vedo che ci sono appoggiati sui sedili un piumone e un cuscino di colore arancione. L’autobus è lussuoso e i sedili si distendono quasi come un letto. Do un’occhiata meglio e mi accorgo subito che rispetto agli standard argentini siamo ancora lontani. Manca sia il bagno che il self-service del caffè, gravi lacune queste. Partiamo un po’ in ritardo, meglio perché l’ora di arrivo a Hong Kong è prevista alle cinque di mattina e l’ostello non apre prima delle sette. Facciamo il giro della città a prendere gli altri passeggeri nelle altre stazioni. E’ passato qualche anno dall’ultimo viaggio notturno in autobus e mi chiedevo quali fossero gli standard cinesi, sono di sicuro superiori a ciò che immaginavo. Faccio in tempo a trovare un’altra differenza, niente pranzo a bordo. Tempo di prendere sonno e ci fermiamo per cenare. Un passeggero, mi dice vieni è gratis. Ci siamo fermati in una specie di Autogrill brasiliano, li per la prima volta mi era capitato di sostare in ambienti appositi per gli autobus di linea. Ci sediamo attorno a una grande tavolata rotonda. Nel mezzo c'è un grande disco girevole dove le cameriere ci appoggiano grandi piatti colmi di riso, carne, minestre e verdure. Il disco viene ruotavo per far si che la gente prenda ciò che preferisce. Mangio pochissimo, avendo già mangiato prima di patire e più che altro avrei preferito dormire un po’. Tempo di salire, mettermi i tappi alle orecchie e prendo sonno come un sasso. Dopo poco alle 3:30 ci svegliano. Siamo arrivati alla prima dogana, quella cinese. Una semplice formalità, giusto il tempo di capire il mio nome ed è già superata. Con un altro autobus ci portano alla dogana di Hong Kong. Qui ci ha messo un po’ di più a capire come mi chiamo o forse ha sonno anche lui. L’autista sta facendo il giro di Hong Kong facendo scendere la gente più vicino possibile alla loro destinazione finale. Io essendo l’unico occidentale, gli do l’indirizzo in cui devo andare. Kenedy Town, ma non sa dove sia il luogo. E pensare che siamo ad Hong Kong, non è mica un territorio grande come la Cina. Quante città vuoi che ci siano in questo piccolo territorio. Non importa, mi molla alle 5:15 appena sbucato fuori dal tunnel sull’isola. Mezzo addormentato, come scendo dall’autobus si ferma un tassista, gli faccio segno che di dollari di Hong Kong non ne ho, ho solo Yuan cinesi e lui acconsente. Non avevo pensato che siamo a Hong Kong, è notte fonda e in più è Domenica. Sta il fatto che il tassametro corre come un disperato. Secondo il bigliettino dell’ostello dovevo pagare 8 dollari, alla fine ne pago ben 56 e mi è andata bene che mi sono fatto lasciare sulla strada principale. Adesso sono bello sveglio e sono anche pronto a affrontare la salita. E’ ancora buio, lo zaino grande indossato e quello piccolo in mano. Incomincio a salire. Faccio alcuni tornanti, attorno solo la foresta tropicale. Continuo a salire, la strada sembra un po’ troppo lunga, finché trovo una scorciatoia che attraverso il bosco porta all’ostello. Per fortuna che è ancora buio, altrimenti le zanzare mi avrebbero già mangiato. La scalinata continua a salire, fino ad arrivare di nuovo sulla strada e nelle vicinanze dell’ostello, che come previsto è ancora chiuso. Incomincia ad albeggiare e non mi resta altro che aspettare un’ora perché apra la struttura.

L’ostello è carino da fuori è in una zona appartata e verde sopra una montagna. Cambio opinione una volta entrato in camerata. Ho avuto l’impressione di aver svolto il servizio militare in un albergo di buona categoria al confronto di questo posto. Una stanza enorme con una trentina di letti a castello. L’ostello chiude alla sera da mezzanotte alle sette e anche gli ambienti comuni chiudono in quelle ore, come ci fosse il copri fuoco. La città di Hong Kong, a mio parere è un incubo pedonale. Non riesco a capirci nulla. C’è una rete non continua di strade pedonali rialzate. Queste spesso attraversano dei palazzi, passando dentro a dei centri commerciali, alla posta, a degli hotels, centri congressi e cose del genere. Ma altrettanto spesso si interrompono improvisamente, facendomi continuamente ritornare sui miei passi. Passo tutto il giorno a salire e scendere le scale dei passaggi pedonali e andare alla ricerca del punto da dove si possa attraversare la strada senza farmi ammazzare. Oggi essendo Domenica, tutti i passaggi pedonali, le piazze ed ogni angolo di marciapiede è stato occupato da un orda di sole donne. Molte mangiano, altre giocano, alcune ballano, mentre qualcuna predica. Per me sono, dalla fisionomia del viso, dal colore dei capelli e della pelle o del Bangladesh o del Sri Lanka e dovrebbero, da ciò che mi è stato detto, essere collaboratrici domestiche delle famiglie facoltose di Hong Kong. Sta il fatto che sono moltissime e le trovo ovunque. Gli inglesi si sa fanno le cose per bene. Assieme ad alcuni usi e costumi nella colonia, hanno importato anche l’atmosfera inglese. Il cielo è perennemente grigio e minaccia spesso di piovere.

La missione di oggi è di fare il visto per il rientro in Cina. Ho conosciuto tre ragazzi di Como a Shanghai e parlando del visto mi hanno detto, che uno di loro l’ha fatto tutto da solo ed ha speso 16 €, gli altri due l’anno fatto attraverso l’agenzia di viaggio, come ho fatto anche io ed hanno pagato 60 €. Però io ne ho sborsato ben 110 € e sempre con un mese di permanenza, senza urgenze e con le stesse caratteristiche. Ho chiesto in agenzia se si poteva farne uno per più mesi, così da prendermela comoda, senza correre. Mi è stato risposto che non è possibile. Invece guardando il sito dell’ambasciata cinese in Italia e anche qui all’ufficio visti della Repubblica Popolare Cinese ad Hong Kong, il visto può essere fatto per più mesi e per più entrate, senza problemi. Di norma viene fatto in tre giorni lavorativi, ma pagando una sopratassa viene fatto anche in giornata. Aspetto un paio d’ore per consegnare il passaporto e le carte compilate e mi danno il ritiro per Mercoledì 11. Esco poco prima di mezzogiorno e mi dirigo verso la penisola di Kowloon. Purtroppo constato che è uguale all’isola di Hong Kong ed entrambi i luoghi non mi piacciono. E’ come mangiare la pizza in una pizzeria gestita da cubani in Messico, o mangiare una Parilla Argentina in Italia. Sarà anche mangiabile, forse buona ma non è come all’origine. Come qui, non si è ne in Cina ne in Inghilterra. Ci sono alcune usanze inglesi mischiate a quelle cinesi, non è ne carne ne pesce, come si vuol dire. Preferisco di gran lunga la Cina che questo posto che non riesco a decifrare.
--> Yangshuo
<-- Xiamen, Isola di Gulang Yu
 

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