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Asia / Cina / Zhejiang / Hangzhou

28-09-06 Il viaggio in treno non è stato male. L’hostess, siccome dovevo fare il viaggio in piedi con a dosso due zaini e di spazio proprio non ce n’era, mi prende e mi porta nell’angolo più imbucato della carrozza, dietro a una porta. Qui, di sicuro, non do fastidio al carrello delle vivande che continua andare avanti e indietro per tutto il tragitto, ma c’è un signore già seduto sopra a un pezzo di giornale. Molto gentilmente si alza per far posto ai miei zaini e a me. Dopo un po’ va a farsi due passi. Al suo posto arriva un giovane robusto, che si appoggia al mio zaino e alla parete. Passano i minuti, le mezze ore e le ore. Dal finestrino, vedo una Cina differente da quella in cui sono stato ed è proprio quella che pensavo di trovare, la Cina contadina. Tra una città e l’altra, tra un ammasso di baracche e una zona industriale, i canali di irrigazione che sembrano spesso canali di scarico che si dirigono verso i campi di riso, che in questo periodo sono pronti per il raccolto. I campi sono asciutti e le piantine incominciano ad ingiallire. Il gordo (grassone), ha quasi preso sonno sopra al mio zaino. Tenta addirittura di sedersi sopra, lo brucio con gli occhi, gli faccio segno di alzarsi e in contemporanea in perfetto mandarino gli dico: E dopo, cosa vuto? La mia anima veneta esplode in ogni occasione. Dopo un po’ se ne va e ritorna il signore gentile. Io sto guardando il biglietto dell’ostello. Chiede di vederlo. Lo legge, essendo scritto sia in mandarino che in inglese e poi mi fa capire a gesti che mi porta lui a destinazione. Da bravo diffidente penso che vuole una mancia, come di normale avviene. Arrivati a Hangzhou con il treno, mi porta fuori della stazione. Ci dirigiamo alle fermate degli autobus e alla ricerca del Y2, almeno io, perché pensavo di essere arrivato nella stazione principale. Lui invece chiede in giro e trova la fermata dell’autobus 516, in quanto questa è la stazione secondaria. Saliamo entrambi. L’autobus si riempie in fretta essendo l’una e mezza di pomeriggio. Alcune fermate e poi mi fa segno di scendere e scendiamo. Una volta scesi, corre avanti e indietro per vedere dov’è l’Y12, l’altro autobus che devo prendere, ma non lo trova. Chiede a molte persone, finché una signorina del luogo che parla inglese mi chiede se ho bisogno di aiuto. Una volta che è sicuro che lei mi indicherà la direzione corretta, mi saluta e se ne va per la sua strada. Anche la signora è gentilissima come lo è stato il signore e mi porta fino ad una fermata dove passa un autobus che mi porterà nelle vicinanze dell’ostello. Alcuni mi avevano detto che al di fuori delle metropoli i cinesi sono persone squisite, ma non pensavo tanto. Mi hanno portato quasi per mano fino a destinazione. Una volta uscito dalla piccola stazione degli autobus, poche centinaia di metri e arrivo nelle vicinanze del lago e dell’ostello. Le premesse di uno splendido posto ci sono tutte, un bel viale alberato, una area antica vicino, il parco pubblico e il grande lago. Sento già a pelle che questo posto mi piacerà molto.

Da qualche giorno che il tempo è cupo. I preparativi per il 1° Ottobre li stanno ultimando. Un po’ ovunque sono sorte aiuole e monumenti fioriti. Gli addetti al parco, che circonda il lago, hanno il loro bel da fare. Potano gli alberi, innestano tappetini erbosi per sostituire l’erba rovinata. Tutto deve essere pronto e lo sarà per la festa di domani. Il tragitto attorno al lago è completamente in pietra. A cadenza regolare sul selciato delle lastre sono state scolpite con conigli, uccelli e draghi che abbelliscono il percorso con motivi sempre diversi. Da un lato il lago, dall’altro si susseguono laghetti, prati e boschetti, a volte nascosti dalla vegetazione vi sono alcuni punti di ristoro. Sulla sponda del bacino, alcune torrette attirano i turisti che si mettono in posa per le foto dei ricordi. Sulla sommità della vicina collina una pagoda con la punta dorata viene continuamente mitragliata dai telefonini e dalle macchine fotografiche che la riprendono. All’imbocco della strada pedonale che taglia il lago in due, una flotta di imbarcazioni aspettano i clienti per l’obbligatorio giro in barca. Quella più grande ha un enorme testa di drago sulla prua, tanto è grande da renderla ridicola. Qui la strada e affollata da orde di persone, a capo il capogruppo che tiene in mano la bandiera dell’escursione. Dietro come i forzati lo seguono senza discutere. Arrivato sull’altra sponda del lago, devio nuovamente per un percorso che transita in parte su un’isola e in parte sul lago stesso. Qui c’è l’unica area dove ho visto i bambini giocare sull’erba spensieratamente, e come in ogni posto del mondo, urla divertite si odono già da molto lontano. Ritornato sulla terra ferma salgo sulla collina. Ci salgo in quanto da ogni parte del lago si vede la torre a punta che ci è stata costruita sopra e mi ha incuriosito. Un arco a metà salita mi fa sostare un po’. Di fronte c’è quello che rimane di alcuni Buddha, distrutti negli anni 60 durante la rivoluzione culturale. Continuando il percorso, trovo l’ennesima persona con problemi fisici. Qui in Cina, ne ho visti talmente tanti in così poco tempo, tanti quanti non ne ho visti in sei mesi di Sud America. Una ragazza italiana mi ha detto che sono sotto il controllo della mafia cinese, che ogni giorno li porta a mendicare per le strade. La persona malandata è una donna che sta portando una borsa pesante con un braccio solo, l’altro è penzolante e mi sembra paralizzato. Le faccio capire a gesti che gli porto io la borsa. Ho fatto fatica io a portarla, figurasi lei. Arrivato sulla sommità il grande obelisco di mattoni grigi si staglia nel cielo anche lui grigio ma di una tonalità più chiara. Di fronte una grande pietra in equilibrio precario, sulla quale sono stati incisi degli ideogrammi colorati di rosso. Questo come altri manufatti sono buddisti e alcuni hanno più di 1.000 anni.

Oggi piove, governo ladro … Forse qui è meglio non dirlo, non si sa mai il regime capitalista che lo governa come possa reagire. Dove eravamo rimasti, ah … si. Oggi pioviggina. Qui in Cina lavorano tutti i giorni della settimana, non esistono ne sabato ne domenica che tenga. Hanno solo una  settimana o due che sia di vacanza per l'intero anno in cui possono staccarsi dal lavoro. Perciò che ci sia il sole o che piova a dirotto, poco differenza fa. Tutti fuori. L’erba è bagnata, non importa oggi e festa e il picnic lo fanno lo stesso. Il cielo e grigio e il lago non è proprio una tavola e il giretto in barca si fa comunque. La differenza si vede e oggi c’è veramente tanta gente nel parco attorno al lago. Nel pomeriggio, vado a dare un’occhiata nelle vicinanze della fermata dell’autobus, dove si trova una pagoda. Nel piazzale di fronte trovo una sagra popolare. Il classico tendone gastronomico e due lunghe file di bancarelle all'esterno che sfornano pietanze di tutti i tipi, alcune propagano “profumi” potenti, anche troppo direi. Tutti che mangiano come non avessero mai mangiato in vita loro e a qualunque ora, ma questa è una costante di ogni giorno dell’anno. Gente che tiene in mano e rosica quello che sembra uno scarno stinco, altri si ingozzano di spiedini di capra acquistati dalle bancarelle arabe. Un banco pieno di bambù con all’interno delle pietanze non meglio identificate attira un sacco di clienti entusiasti. Tutti buttano gli avanzi per terra, in classico stile cinese.
--> Xiamen, Isola di Gulang Yu
<-- Suzhou
 

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