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Asia / Cina / Guangxi Zhuang / Guilin e viaggio a Kunming

17-10-06 Ieri sono arrivato a Guilin da Ping An. Ho acquistato il biglietto del treno appena arrivato e di disponibili c’erano solo biglietti senza il posto a sedere assegnato. Vado alla stazione periferica a nord. Mezza ora abbondante con due autobus di linea diversi. Arrivo e la stazione è completamente deserta. Ci sono cinque persone in tutto tra il piazzale e dentro. Ovviamente sono in anticipo e man mano che si avvicina l’ora di partenza la gente arriva. Tre quarti d’ora dopo l’orario prefissato, arriva il treno. Chiedo in quale carrozza devo andare, in questo biglietto non è scritto praticamente nulla.
Mi fanno salire in coda al treno. Salgo, con la gente che continua a spingere da dietro perché sta piovendo. Riesco a fare solo un passo, una volta salita la scaletta. Rimango di sasso. Avevo pensato che poteva capitare che non ci fosse posto a sedere, non avendo il posto numerato, ma questo sembra un carro bestiame. C’è gente seduta sopra ai lavandini, altri rannicchiati nei piccoli pertugi della carrozza e il corridoio è pieno zeppo di persone e valigie. Io ho lo zaino piccolo sulla schiena e quello grande lo tengo con le mani sulla testa e non so neanche dove appoggiarlo. Rimango la in mezzo al corridoio. Del resto altro posto non c’è. Passa un ferroviere giovane, mi guarda mi chiede il biglietto, e con un ottimo inglese mi dice che se voglio più avanti ci sono delle cuccette letto libere. Nel frattempo ho fato la conoscenza di un giovane professore di inglese, cinese ovviamente. Mi spiega, che in Cina fanno sempre in questo modo, vendono molti più biglietti dei posti effettivi. Ascolto il consiglio del ferroviere e provo a farmi strada fra la muraglia umana. Passo per quello che rimane del corridoio, scavalcando cose e persone. C’è gente rannicchiata sulla corsia, alcuni stanno sotto i tavolini, altri sopra. Molte donne con i bimbi in fasce stanno in piedi. Alcuni hanno trovato il loro posto sotto ai sedili altrui, con un bel pezzo di cartone si sono fatti anche il letto. Ed io a fatica mi faccio strada, cercando di non far male a nessuno. In un punto un po’ più critico degli altri, mi stava scivolando lo zaino grande da sopra la testa, per un pelo non ho schiacciato un bimbo in fasce. L’ho ripreso in extremis. Passo tre o quattro carrozze in questo modo, finché ho raggiunto il bagarino dei biglietti. Una trentina di persone sono ammassate addosso al piccolo ufficio. Tutti hanno in mano vari biglietti da 100 yuan, spingono e gridano. Dopo un po’ arriva anche il ferroviere che mi aveva dato l’informazione. Mi dice di farmi avanti, perché quando sono finiti, non mi resta che rimanere in piedi per le restanti diciotto ore. Ma se mi butto in mezzo a quella calca, come minimo mi ammazzano. Trovo l’appoggio per gli zaini in un luogo pulito e appartato, dietro a una porta. Dove un gentile signore e una signora acconsentono al deposito. Vorrà dire che mi farò cinque ore di treno in piedi fino a Nanning, fino all’una di notte se va bene. Altrimenti se neanche per all’ora troverò un posto a sedere mi farò in piedi fino a destinazione, Kunming. Nel frattempo discuto delle ferrovie e della Cina in generale con il professore. Anche lui ha trovato sistemazione di fianco a me e utilizza la valigia come sedia. Io questo non lo posso farlo. Nello zaino ho materiale delicato, il PC e la macchina fotografica. Passa il tempo e un bel po’ di gente ha acquistato il biglietto della carrozza letto, lasciando più spazio per gli altri. Quando sono rimasti in poche persone di fronte alla biglietteria, mi sono messo in fila anch’io, per l’acquisto del supplemento. In quel momento hanno chiuso l’ufficio. Tutti biglietti sono stati venduti. Ritorno ad occupare la mia porzione di corridoio. Passo il tempo leggendo un tascabile per l’apprendimento della lingua inglese, di cui ne ho tanto bisogno. Ritorna l’addetto ai bagarino e come si siede ha già di fronte altri acquirenti. Mi rimetto in fila e riesco questa volta a conquistarmi la branda per la notte. Il ferroviere mi aveva fatto capire che il prezzo è variabile chi più paga si prende il biglietto. Ma mi ha fatto pagare solo la differenza con quello precedentemente acquistato, emettendo regolare biglietto delle ferrovie. Ero sicuro che ci stavano lucrando, invece no! Saluto in prof e prendo posto sullo scompartimento Hard Sleeping. Questa volta mi hanno assegnato il letto in basso. Le altre volte mi avevano assegnato quello più in alto, il terzo appiccicato al soffitto, alla bocchetta dell’aria fredda e all’auto parlante che gracchia ad alto volume. La nottata già preventivata da passare in piedi e trascorsa comoda nel mio bel letto con il suo bel cuscino e la grossa coperta. Alla mattina, molti letti erano già vuoti. Il cielo prima grigio si è poi trasformata in una bel cielo blu intenso e il sole splende forte. Erano molti giorni che non vedevo una giornata simile e qua in Cina di giorni simile sono molto rari. Di solito il cielo e grigio smog e il sole non si vede mai. Bello, sono proprio contento. Forse il sole è la discriminante che mi fa vedere in cattiva luce i luoghi in cui ho viaggiato. Ricordo, quando sono stato in Sud America, la prima volta in Brasile ci sono stato per una ventina di giorni. Non vedevo l’ora di andarmene, per colpa del pessimo tempo. Mentre quando ci sono ritornato dopo un mese e mezzo, tutto mi sembrava bello, con il cielo terso e il sole che splendeva. Anche in Cina mi sta succedendo la stessa cosa penso. Fino ad oggi non sono stato molto soddisfatto, avrò trovato tre giorni di sole in un mese e di quei giorni li ricordo tutti con piacere, mentre negli altri mi sono anche scocciato, qualche giorno più e qualche meno. Stiamo risalendo la montagna. Kunming si trova a 1.800 s.l.d.m. Tutto attorno i campi sono coltivati. I contadini assieme ai loro bufali sono intenti ad arare. Sulle case lunghe file di pannocchie sono appese come grappoli d’uva. Nel corridoio, durante una delle numerose soste, arriva un gruppetto di persone in divisa. Alcuni con dei termometri digitali in mano, altri con altre apparecchiature elettroniche non ben identificate. Il più sospetto, un ometto piccolo che si muove furtivamente, ha in mano delle vaschette numerate per la coltura dei batteri. Come quelle che si vedono nei telefilm di medicina. Le apre e mette la n°43 sul tavolino di fianco al mio cuscino e la n°42 sul tavolino infondo ai piedi del mio letto. Do un’occhiata nelle altre cuccette ma non ne vedo altre di vaschette. Gli altri personaggi si sono appostati nella cuccetta affianco e armeggiano con i loro apparecchi elettronici. Dopo qualche minuto ritorna l’ometto furtivo, guarda l’ora, richiude le vaschette e se le porta via. Non so se sia una prassi, ma mi sembra se non preoccupante almeno alquanto strana come scenetta.
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<-- Ping An
 

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