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Sud America / Cile / Antofagasta / San Pedro de Atacama


25-03-04 Sono arrivato dopo mille peripezie a San Pedro de Atacama. Prima di arrivarci ho sostato a Calama, dove sono riuscito a prelevare dei pesos. Ho calcolato la quantità necessaria per passare in Cile 7-10 giorni sulla base dell'esperienza nella Terra del Fuoco cilena che rammento essere ben costosa. Il viaggio è stato tormentato a tratti. Ho avuto malesseri per ore, poi qualche ora di solievo e poi ricominciavano le fitte.
E' mattina presto, cerco un letto in un ostello, così scopro che San Pedro è ancora più caro del estremo sud Cileno. Mi sa tanto che dovrò rimanere meno del previsto in questo villaggio che è collocato nel bel mezzo del Desierto de Atacama. Questo luogo è ben conosciuto dai viaggiatori ed era il secondo punto fisso del mio viaggio. E' da qui che volevo visitare il deserto fino ad arrivare a Uyuni in Bolivia. Ma ormai ci sono già stato. Nel pomeriggio quando incominciavo a pensare di essere guarito, il dolore rincomincia. Da giorni sto prendendo antibiotici per la dissenteria, ma non hanno alcun effetto. Dopo qualche ora decido di andare al pronto soccorso che sta nella piazza del paesino. Un gentile dottore di turno mi visita. Come i bravi medici di una volta; mi fa qualche domanda una palpatina allo stomaco, mi guarda occhi e gola e sentenzia: salmonellosi e disidratazione. Per questo che gli antidiuretici non facevano effetto. Così dopo una flebo con antibiotici specifici e una manciata di pastiglie, mi ha lasciato andare. Dicendomi che in 3-4 giorni, prendendo tutte le medicine e bevendo molta acqua, passerà tutto. Incredibile in un giorno ho già mangiato il denaro previsto per una settimana. Anche se non sono sicuro della guarigione, decido di rientrare in Argentina. Mancano ormai non molti giorni al mio ritorno in Italia. Prendo con gli ultimi soldi un biglietto Jujuy.

Ho comperato il biglietto assicurandomi che a bordo ci sia il bagno. Distrattamente non ho chiesto se è anche funzionante. Superiamo la dogana cilena di San Pedro de Atacama. Il bus incomincia a percorrere una strada leggermente in salita sul l'altopiano, mentre io incomincio a stare peggio. Dal finestrino vedo le stesse montagne già viste dalla Bolivia. In mezzo a quelle cime si trova la laguna Verde. Hai me. Incomincio già ad avere nostalgia del viaggio che sta per finire. Sto pensando che ho incominciato il viaggio di ritorno a Buenos Aires e così tutto sta finendo.
Stiamo passando per l'altopiano che supera i 3.000 metri di altezza e la strada a breve distanza dal confine argentino da asfaltata diventa bianca. Quando all'orizzonte vedo la frontiera, il male è già scomparso. Ci fermiamo, non so, è cambiato quasi nulla dal Cile. Il deserto è lo stesso, solo la bandiera nazionale è differente. Fuori dalla dogana, alcuni camion della ditta El Piave, con bandiere italiane dipinte sulle fiancate, mi fanno sentire proprio a casa. Trascorro le ore restanti per arrivare a Jujuy lietamente, ammirando il paesaggio mutevole al di fuori del finestrino. Le montagne e il cielo si infiammano, finché il sole tramonta. A mezza notte arriviamo a Jujuy, dove passo un paio di giorni per rimettermi in forze. La città non offre gran che ed io non ho neanche la voglia di gironzolare. Cosi ritorno a Salta nel medesimo ostello in cui sono già stato. Anche questa volta c'è un'atmosfera amichevole. Mi invitato a una allegra grigliata tra ospiti e lavoratori dell'ostello per festeggiare il compleanno di un ragazzo che li ci lavora. Da Salta parto per un piccolo paese sull'altopiano andino. Un luogo calmo e rilassante.
--> Argentina / Salta / Cachi
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