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Sud America / Bolivia / Chuquisaca / Sucre

27-02-04 Sono ritornato nello splendido altipiano boliviano. Qui a quasi 2.800 di altezza sul livello del mare, in una conca si trova Sucre, la capitale della Bolivia assieme a La Paz. Il centro è caotico e la piazza principale è adornata da bei palazzi storici e musei, che si possono vedere se si riesce a trovarli aperti. Trascorro qualche giorno di tranquillità per acclimatarmi un po' e non rovinare il viaggio con il mal di montagna.
Oggi vado a scoprire la città, passo al museo delle maschere storiche rituali e di carnevale. Sono state usate anche qualche giorno fa, vedendo le foto appese in piazza, durante il carnevale. Si percepisce ancora un'atmosfera piena di allegria, forse per sfuggire almeno per un giorno alla povertà cronica del paese. Riparto in direzione del convento che è situato nella parte periferica e più alta della città. Cammino un bel po', passando di fronte ai palazzi coloniali. All'improvviso un uomo di mezza età che mi arriva da dietro, si affianca e mi chiede se conosco come arrivare al convento. Già non mi convince dal primo momento. Passiamo di fronte a una scuola femminile e chiede conferma della direzione da seguire a delle ragazze in divisa scolastica. Adesso mi convince ancor meno. Poco dopo mi chiede se sono di Santa Cruz, una grande città boliviana in cui sono appena stato. Secondo lui, ho un viso tipico di quelle zone. Stavo per scoppiare a ridergli in faccia. I boliviani sono tutti di pelle abbastanza scura, capelli neri, mentre io sono bianco pallido, avrò preso anche abbastanza sole, posso essere anche abbastanza sporco, ma sono castano chiaro e occhi verdi, tanto che a volte in Italia, nei luoghi turistici i commercianti italiani mi parlano in tedesco. E' impossibile scambiarmi per boliviano! Invece lui ha la faccia da boliviano, travestito da turista. Continuiamo a camminare. Da dietro arriva un'altro con maglione rosso scuro. Ci ferma e dice di essere un poliziotto. Ci fa vedere una tessera e ci chiede i nostri documenti. L'altro glie lo dà istantaneamente. Io inconsciamente, (sapevo che non era un poliziotto) gli do il passaporto. Rimango sbalordito di ciò che ho fatto. Il finto poliziotto ci invita a seguirlo in centrale di polizia per accertamenti. Incomincia a camminare e gli dico di ridarmi il passaporto, spiegandogli che un'altra volta ho dovuto correre appresso a dei delinquenti che si spacciavano da poliziotti. Così me l'ha restituito. Arrivato al primo incrocio, caso strano ferma un taxi che arrivava proprio in quel momento. Attorno non c'è nessuno. Mi invita a salire, il finto turista sale senza storie, mentre io gli dico che se vuole fare accertamenti andiamo in piazza a piedi dove sicuramente ci sono i poliziotti in divisa e di fronte a loro gli faccio vedere tutto ciò che vuole. Insiste un po' per farmi salire. Io lo saluto e riparto in direzione della piazza. Lui sale in taxi e ripartono. Ridiscendo una decina di metri in direzione della piazza, mi volto e riprendo la strada per il convento. E' la seconda volta che in Bolivia tentano di estorcermi il passaporto.
La prima volta a Santa Cruz de la Sierra. In quella occasione stavo con Miguel un basco. Avevano appena ammazzato la figlia del console americano e in piazza c'era la sua gigantografia. In quella occasione andavano in cerca di alcuni peruviani. Quella volta c'ha pensato Miguel. Se in quella occasione i poliziotti fossero stati autentici, probabilmente andavamo diretti in gattabuia per le parole che gli aveva detto. Questa volta ho pasticciato un po' ma alla fine me la sono cavata benino, direi.
--> Tarabuco
<-- Brasile / Corumbà
 

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