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Sud America / Bolivia / La Paz / Lago Titicaca

20-11-03 Dopo alcuni giorni passati a La Paz, oggi il vento o meglio l'autobus mi porta a Copacabana. Non la spiaggia brasiliana famosa in tutto il mondo, ma un paesino su lago Titicaca. Passiamo a lato della Codillera Real, innevata. Avvicinandoci al lago, le zone acquitrinose danno nutrimento e vita all'erba e agli alberi, togliendo spazio all'aridità del deserto e rendendo più facile la vita quotidiana ai locali. Questo paesino sulla sponda del lago è situato a qualche decina di chilometri dal confine peruviano ed è il punto di partenza per la visita dell'isola del Sole, dove le rovine inkas hanno resistito al tempo. Prendo il traghetto. Salpiamo, avanti adagio. La giornata è bella e i 3.800 metri sul livello del mare, fanno sì che stiamo navigando sul lago navigabile più alto del mondo. Dopo un paio d'ore arriviamo al piccolo paesino di pescatori. La giornata si prevede faticosa. Per riprendere il traghetto per il ritorno a Copacabana, devo percorrere il sentiero costruito dagli inkas in cresta alle montagne, per tutta la lunghezza dell'isola. Nel percorso incontro varie rovine: un altare cerimoniale, delle mura di un piccolo paesino e il sentiero lastricato. Tutto attorno, acqua e monti a perdita d'occhio. Tornando a Copacabana sul traghetto ho avuto 15 minuti di male intenso. La fatica, l'alta quota e il vaccino per la febbre gialla, che è obbligatorio per entrare in Brasile, fatto a La Paz qualche giorno prima, mi hanno stroncato. Il tempo di scendere e tutto è già passato. Ritornato a La Paz ho deviato in direzione di Coroico passando per la panoramica, stretta, polverosa e pericolosa Carretera de la muerte (strada della morte). La strada offre strapiombi vertiginosi e gruppi di croci indicano le disavventure quasi quotidiane dei passanti. La parte più “divertente” del percorso avviene quando si incrocia un camion. In questi casi il mini pulmino per trasporto passeggeri si posiziona sempre nel lato a valle a non più di qualche centimetro dal strapiombo, lasciando lo spazio strettamente necessario per il passaggio dell'ingombrante mezzo. Per andare a Coroico, partendo da La Paz si sale fino ad arrivare a pochi metri da dei ghiacciai perenni. La Cordillera Real fa da separatore climatico, tra il secco dell'altopiano boliviano e le umidi nebbie e vallate verdi che scendono verso Coroico e la selva. Dopo alcuni giorni di riposo nel paesino, sono tornato a La Paz per riprendere la strada verso Santa Cruz de la Selva, nella verde e calda pianura boliviana. Da qui ho preso uno scassatissimo bus. Un viaggio che secondo le previsioni del bigliettaio doveva durare 15 ore fino al confine brasiliano. In realtà si è protratto fino a 26 ore, tra percorsi fangosi, tortuosi, sconnessi, il caldo rovente, nubifragi apocalittici e ben 3 forature. L'autobus su richiesta ci ferma vicini alla dogana di Puerto Suarez, così sbrigo rapidamente le formalità bolivine. Prendo un taxi e vado a sbrigare quelle brasiliane nella stazione degli autobus di Corumbà nello sportello doganale. Trovato l'alloggio il problema più grande è prelevare dei soldi in moneta locale "reays". Ho passato tutte le banche ma qui e in altre città brasiliane, prelevare un po' di denaro è un incubo. Rimasto a secco di soldi decido con il mio amico di viaggio Miguel di fare tutta una tirata fino a Rio de Janeiro, dove spero di aver più fortuna. Peccato, volevo scoprire il Pantanal. Una pianura acquitrinosa scarsamente popolata, dove trova protezione una sterminata varietà di specie animali.
--> Brasile / Rio de Janeiro
<-- La Paz
 

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