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Sua America / Bolivia / Potosi / Tupiza e Paso del Diablo |
10-11-03 Lo scuolabus è piccolo, stretto, malconcio e stipato di gente. Tutti indossano vestiti coloratissimi. Le donne portano ingombranti gonne multistrato in lana di lama. I bagagli sono ovunque: sotto il pullman, all'interno e sopra. E non mancano nemmeno alcuni animali. Con tutto questo carico il bus fatica a salire verso l'altopiano, per le strade sterrate e polverose. La differenza con l'Argentina è notevole. Qui per un viaggiatore è tutto più difficile. Ma ancor di più la vita è difficoltosa per il popolo boliviano. Si vive in modo precario. Questo è il paese più povero del Sud America. Arrivato a Tupiza, proprio di fronte all'ostello, ritrovo un ragazzo basco che ho già incontrato numerose altre volte nel mio percorso. Passiamo assieme la serata e, dopo varie contrattazioni con alcune agenzie, decidiamo di fare il tour del Salar de Uyuni. Quattro giorni in fuoristrada tra il deserto dell'altopiano boliviano. Purtroppo in questi posti così remoti e difficili, in mancanza di un mezzo proprio, si deve necessariamente viaggiare con un tour organizzato. Ciononostante ho incontrato dei viaggiatori temerari che hanno percorso tutto il Sud America con la sola mountain bike, pedalando anche tra gli aridi deserti ad alta quota della Bolivia. Dopo una coda in banca di un paio di ore riesco a prelevare i soldi necessari per il viaggio. Partiamo alle dieci del mattino. Subito fuori dalla cittadina la nostra Nisan Patrol GR si inerpica fino ad arrivare al Paso del Diablo. La vista è a dir poco strepitosa: tutto ciò che ci circonda ha delle sfumature che variano dal giallo al marroncino. Incontriamo gruppi di guanaco e lama selvatici che brucano le sterpaglie vicino alla "strada". Con me, viaggiano un francese super tecnologico (armato di terminale gps e altre sofisticate diavolerie), la sua ragazza tedesca e uno spagnolo che lavora in ostello a Tupiza. Una boliviana che fa da cicerone nonché da cuoca e naturalmente l'autista che è anche la nostra guida. La coppietta franco-tedesca incomincia a stare male fin dalla partenza, sono arrivati solo pochi giorni prima a Buenos Aires che si trova sul livello del mare, mentre oggi siamo gia ben oltre i 3.000 metri. Loro continueranno a prendere medicine unite a rimedi andini tradizionali (matè de coca), per tutta la durata del viaggio. Il “saroche” (così si chiama qui il mal di montagna) non darà loro tregua fino all'arrivo alla cittadina di Uyuni, a 2.800 m. A volte la situazione sembrava alquanto difficile; tutta colpa della toppa fretta! Tutta la giornata trascorre scorrazzando veloci con il fuoristrada: le soste sono veramente poche. Ma il paesaggio, sempre cangiante, cattura continuamente la mia attenzione. Nel tardo pomeriggio arriviamo al villaggio di San Pablo de Lipez. Alcuni giovani giocano a calcio mentre il sole tramonta. La temperatura in pochi minuti si abbassa al di sotto dello zero. Passiamo la notte in una piccola casa: una stanza è adibita a dormitorio l’altra a sala da pranzo. Lì ceniamo al chiarore di deboli luci, collegate a una batteria di un camion. Dopo cena, al termine di una chiacchierata con i compagni di viaggio esco un po’. La notte è scesa completamente, l'unica luce visibile nel villaggio è quella che proviene dalla nostra casa. Tutto è nero e buio. Ma alzando lo sguardo al cielo vedo lo spettacolo più bello che abbia mai visto: tante, ma proprio tante stelle. Quante non se ne potrà mai vederne nei paesi sviluppati, dove l'inquinamento, l’umidità e le luci artificiali formano una barriera impenetrabile allo sguardo. --> Laguna Verde e Laguna Bianca <-- Argentina / Nord andino / Jujuy / Iruya
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