29-01-04 A un chilometro verso nord, dalla stazione degli autobus, in direzione San Martin de los Andes, trovo sistemazione in un campeggio. Molto curato, pulito e ben servito. La cittadina è molto piccola ma ancor più bella di San Carlos de Bariloche ed è immersa nel verde. Mi ci vuole una bella camminata, per sgranchirmi le gambe. Parto a mattina presto, quattro chilometri in leggera pendenza fino ad arrivare all'entrata del parco nazionale Los Arrayanes. Da qui salgo a un vicino "mirador" punto panoramico, prendo un sentiero e percorro i 12 km che mi dividono dalla punta estrema dell'istmo, dove si trova il Bosque de arrayanes. Il sentiero è largo ed ha continui sali e scendi ed è adatto al passaggio delle montain bike. Costeggio il grande lago e passo sulle sponde di due laghi interni. In uno di questi, alcuni cavalli stanno mangiando le erbe palustri.
Oggi prendo un bus locale che mi porta fino a qualche centinaio di metri dalla "cascada rio blanco" alta 35 metri che si tuffa in un piccolo laghetto rotondo sottostante. Da qui riprendo la strada fino ad arrivare agli impianti di risalita del cerro Bayo. Ho voglia di risalire la montagna, ma non con la seggiovia. Cosi, mi guardo attorno e prendo un "sentierino" a lato di un piccolo torrente. Dopo un po' il camminamento incomincia a essere meno delineato. Poi sparisce del tutto. La mia bella testa dura mi dice di proseguire lo stesso. A tratti cammino sul letto del torrente. Altre volte mi arrampico in verticale su delle pareti di pietra. In un passaggi molto pericoloso, aggrappandomi alla terra, rami secchi ed erba, supero una decina di metri di dislivello quasi verticale che mi sbarravano la strada. Il dubbio che non ci sia l'uscita dalla gola, incomincia a prendere forza. Poi sul lato sinistro, vedo 2 corde che scendono da una parete di una ventina di metri a strapiombo sul torrente sassoso. La prima molto più grossa, dall'aspetto più ruvido e un po' consunta, mentre l'altra molto più fine e recente. Opto per la seconda. Salendo si scivola sull'erba umida e il fango. Arrivato all'albero dove sono legate le corde, vedo con piacere che la corda più grossa è talmente mal messa che e tenuta insieme solo da un filo grosso come un laccio di scarpe. Non penso che avrebbe tenuto il peso del mio corpo. Percorro tre, quattrocento metri a casaccio tra il bosco e sbuco sulla pista di discesa. Da qui prendo la strada che parte da valle e risale la pista zigzagando per un lungo tratto. Arrivato allo sgancio della seggiovia, mi perdo un po' ammirando il paesaggio incantevole. Riprendo il cammino in direzione del cerro Bayo. Passato l'ultimo rifugio mi dirigo verso un punto panoramico, a mangiare e a godermi la vista. Dopo un po' arrivano un vecchietto, una coppia di giovani e la loro bambina. Parlando, il vecchietto mi dice che è un emigrante lombardo. In men che non si dica e come spesso mi è accaduto, mi sembra di aver ritrovato un famigliare che non vedevo da molto tempo. Mi invitano anche a mangiare con loro. Purtroppo ho solo il tempo di risalire quasi fino alla cima, scrutare l'orizzonte ed è già l'ora di ridiscendere. L'ultimo autobus per il rientro, di certo, non mi aspetta. --> Mendoza <-- San Carlos de Bariloche
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