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Sud America / Argentina / Corrientes / Riserva provinciale Estero de Ibera


19-10-03 Percorro gli ultimi cento chilometri con una Fiat Duna bianca, assieme a una coppia di spagnoli. In un'altra auto ci sono un cantante lirico austriaco e una professoressa francese che prima lavorava in Vietnam. Percorriamo con difficoltà quell'enorme strada di fango. Viaggiamo tra campagne sterminate, tutto intorno fin dove l’occhio può vedere. Qua e là alcune mucche. Quel percorso di quasi quattro ore ci ha mostrato un’incredibile varietà di animali. A bordo strada, a 2 passi da noi, abbiamo potuto vedere i carpincio (dei roditori di cinquanta chili), gli armadilli (piatti e grandi), i nandù (dei parenti degli struzzi), tantissime iguana e un’infinità di uccelli, dai pappagalli ai rapaci. Uno spettacolo della natura compreso tra zone acquitrinose e fattorie. In alcuni tratti, quella che con eufemismo viene chiamata "strada" è stata completamente allagata. Venti centimetri o più d'acqua. In altri momenti l'insidia del fango ci blocca per alcuni minuti. Arriviamo a Colonia Pelegrin al calar del sole. Il villaggio è formato da poche case. Per la notte non offre che poche sistemazioni, ma per qualità e prezzo decisamente al di sopra della media.
Oggi andiamo alla scoperta della laguna, prendiamo un'imbarcazione che ci porta a delle isole galleggianti naturali, dove con stupore passiamo tutto il tempo ad osservare gli animali. Gli uccelli non si possono contare: dai grossi martin pescatori ai piccoli uccelli colorati. Vediamo tantissimi animali, tutti lì vicino a non più di due metri. Lo spettacolo è incredibile, prima di arrivare in questo parco, per ora ancora al di fuori delle mete del turismo di massa, non avevo minimamente idea di cosa potesse offrirmi. Trovarmi di fronte ai coccodrilli, ai cervi del Pantanal, ai carpincio mi ha dato sensazioni nuove. Dicono che questo parco sia simile al Pantanal brasiliano, ma che per osservare la fauna sia anche migliore. Questo posto mi ha affascinato subito. Pochi turisti. Una natura che per ora è ancora integra. A tal punto che ci si può avvicinare agli animali, senza che fuggano. Il primo regalo che mi ha fatto questo splendido paese: l'Argentina. La semplicità di questo posto: sono a 100 km dal primo ospedale e dalla prima vera strada, percorribile. Qui i ritmi sono rallentati. Per la prima volta mi rilasso. Entro in ritmi totalmente diversi da quelli a cui sono abituato: quelli del frenetico nord est italiano. Le scene che si possono vedere in questo luogo, così distante dai grossi centri. sembrano tratte dalle foto dei nostri nonni. I mezzi di trasporto più comuni sono i cavalli. Oppure si va a piedi. Raramente passano auto sulle strade. E quasi esclusivamente chi la usa lo fa per rifornirsi di beni di prima necessità nella lontana città di Mercedes. Nel pomeriggio sono andato alla scoperta del paesino. Anche in questo modo gli incontri sono stati continui. Faccio un giro alla stazione del guardaparco, il quale molto gentilmente mi porta a visitare un boschetto lì vicino. In un primo momento, notare le scimmie risulta difficile anche con le indicazioni della guardia. Ma poi la ricerca diviene più facile. Ci si sposta tra gli alberi e il sotto bosco. Riesco a vedere sia le femmine che i piccoli di colore chiaro. I maschi sono di colore marrone scuro quasi nero. Poi abbiamo fortuna: vediamo un piccolo cervo che mangia tranquillo vicino a noi. E poi in lontananza anche la madre. Uscendo dal boschetto all’orizzonte vedo un gruppo di bufali. A sentire il guardaparco, da quelli è meglio tenersi alla larga.
Nella notte divido la stanza con altre persone. Il cantante lirico non mi ha lasciato dormire. Ma non perché cantasse: ha ronfato come un toro per tutta la notte! Ma presto mi abituerò a dormire in tutti i luoghi e in tutte le condizioni. Esausto, all’alba sono uscito percorrendo il bordo della laguna. Ma prestando attenzione a non calpestare qualche coccodrillo. Nel pomeriggio, richiedo al gestore dell’hotel/ostello di fare un'escursione a cavallo. Così dopo un pò arriva un giovane gaucho che si era portato un bel cavallo per me. Così partiamo per un giro tra il paesino, i campi e gli acquitrini più lontani dalla colonia. Fino ad arrivare in un tratto semi allagato dove troviamo un branco di cavalli che pascolano in libertà tra palmeti e piante acquatiche. Non essendo per nulla pratico al maneggio, non ho trovato pace finché non ho potuto staccarmi da quella dura sella che mi stava letteralmente torturando. Purtroppo domani devo ripartire perché il gestore affitta la stanza intera e non i letti singolarmente.
Peccato: sono costretto a lasciare questo posto, lontano da tutto e da tutti. Arrivato a Mercedes prendo il primo bus che porta a Corrientes per poi prenderne un altro per Porto Iguazù. Nel percorso, tra spazi sconfinati, il verde si stende a perdita d'occhio.
Le ore passano. Nei più di ottocento chilometri che mi dividono dalle cascate di Iguazù mi scorrono innanzi paesaggi sempre differenti; fino al giorno successivo.
--> Cascate di Iguazù
<-- Buenos Aires
 

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